Dopo aver chiuso i conti con la storica “battle” tra Blur e Oasis, ammettendo sportivamente la sconfitta e riconoscendo agli ex rivali Gallagher la vittoria nella guerra del Britpop, Damon Albarn torna a far parlare di sé. Questa volta però i riflettori si spostano dal Regno Unito al Medio Oriente. Intervistato dal Times nel pieno del tour promozionale di Bahidorà – ultimo capitolo del collettivo Africa Express, da lui fondato – Albarn ha condiviso alcune riflessioni sulla “guerra tra Israele e Hamas” e sulla possibilità di usare la musica come strumento di riconciliazione culturale.
“Parte del grande problema della Palestina è il modo in cui la loro identità viene così brutalmente erosa”, ha dichiarato. “Africa Express potrebbe andare in Palestina. Non è politica, è cultura. E quindi vorrei andare anche in Israele, per mettere insieme le persone. Se mi chiedessero di andare in Russia, ci andrei. Andrei anche in Ucraina”.
Le dichiarazioni arrivano a ridosso del controverso live dei Bob Vylan al Glastonbury Festival, dove il duo ha criticato apertamente Israele e guidato il pubblico in un coro che invocava la “morte per le forze di difesa israeliane”. Il gesto ha avuto conseguenze pesanti: indagini penali, concerti cancellati in Germania e Francia, ritiro dei visti americani e la rottura dei rapporti con i propri agenti. “È stato uno degli autogol più spettacolari che abbia mai visto in vita mia”, ha commentato Albarn. “Soprattutto quando hanno iniziato a fare il passo dell’oca con la maglia da tennis. Capita di lasciarsi prendere, l’adrenalina fa brutti scherzi, ed è un peccato. Ormai è tutto così isterico”.
La posizione di Albarn, già espressa nel 2024 durante una partecipazione al Glastonbury Festival insieme ai Bombay Bicycle Club – quando domandò retoricamente al pubblico “Siete pro-Palestina? Pensate che sia una guerra ingiusta?” – si conferma improntata a una mediazione culturale: denunciare le ingiustizie, sì, ma evitando semplificazioni e retoriche esplosive. È la stessa logica che ha guidato anche il recente progetto di Johnny Greenwood e Dudu Tassa, che univa musicisti israeliani e arabi e che ha visto cancellare alcune date a causa del sostegno di alcuni organizzatori al BDS, il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele promosso dalla società civile palestinese.
Un movimento a cui aderiscono artisti come Roger Waters, Brian Eno e molti altri, ma che in diversi casi ha suscitato polemiche per la sua opposizione a qualsiasi forma di collaborazione transfrontaliera, anche in ambito artistico — una posizione di cui abbiamo più volte approfondito le motivazioni.
“È importante dire ciò in cui credi, ma comporta delle enormi responsabilità”, ha concluso Albarn. “La gente si arrabbia, dice stupidaggini perché non comunica. È lì che sta il problema, come disse il caro Shakespeare”.
Africa Express, progetto multietnico e collaborativo, ha spesso usato la musica come ponte tra mondi distanti. Concetto che si rinnova nelle parole di Albarn. Il collettivo ha fatto di recente tappa anche dalle nostre parti. Per noi era presente Daniele Rigoli che ha anche recensito l’album Bahidorà.
