Al centro della bufera per le parole pronunciate sul palco durante il festival, l’organizzazione di Glastonbury ha preso una posizione netta. I Bob Vylan, durante il loro concerto al West Holts, hanno guidato il pubblico in cori come “Morte, morte alle IDF” e “Liberate la Palestina”, affermando che “Le Nazioni Unite lo definiscono genocidio, la BBC lo chiama conflitto” e rilanciando lo slogan “Dal fiume al mare, la Palestina deve essere, e sarà, libera”.
La direzione del festival si è detta “sconvolta” e ha dichiarato che a Glastonbury “non c’è posto per antisemitismo, incitamento all’odio o alla violenza”. Nel frattempo, la polizia del Somerset ha avviato un’indagine, mentre la BBC – che aveva trasmesso il live – ha scelto di non renderlo disponibile on demand.
Ma le conseguenze non si sono fermate qui. In pochi giorni, i Bob Vylan sono stati esclusi da tre festival: il Radar Festival di Manchester, il Kave Fest in Francia e un evento a Colonia. Secondo fonti ufficiali, la United Talent Agency avrebbe anche interrotto i rapporti con la band. Sul piano politico-diplomatico, il Vicesegretario di Stato USA Christopher Landau ha annunciato la revoca del visto ai membri del gruppo per “campagna d’odio” condotta a Glastonbury.
Il rapper Bobby Vylan ha risposto dichiarando di aver ricevuto “messaggi di odio e di supporto” e ha rivendicato l’importanza di parlare apertamente: «Il silenzio non è un’opzione. Noi stiamo bene, è la gente della Palestina che sta male». In un comunicato congiunto, la band respinge l’accusa di antisemitismo: «Non siamo per la morte di nessuno. Siamo contro una macchina militare che usa forza letale contro i civili».
Il supporto della comunità musicale
A sostegno del duo si sono espressi diversi artisti. Le Lambrini Girls hanno denunciato la reazione mediatica come una distrazione: «Stanno affamando bambini, dov’è l’indignazione dei media per l’annientamento continuo di un’intera nazione da parte di Israele? Israele è colpevole di crimini di guerra».
Il batterista degli Amyl and the Sniffers, Bryce Wilson, ha aggiunto: «Pensate davvero che la vostra rabbia debba essere diretta contro chi parla? Vi dà fastidio sentire parlare di genocidio a Gaza? Abbiamo una piattaforma che milioni di altri non hanno, perché dovremmo restare zitti?».
I Soft Play hanno affermato: «Ancora una volta i media cercano di distrarvi dalla vera storia. Non lasciatevi distrarre. Free Palestine».
Anche il cantautore Grandson, ebreo e attivo politicamente, ha scritto che “la censura dell’arte è una tattica di controllo”, aggiungendo che i Bob Vylan sono solo “il sintomo di un mondo malato”.
I Massive Attack hanno infine sottolineato: «I media e la classe politica si accaniscono di nuovo sugli artisti. Dato il divieto imposto da Israele ai giornalisti stranieri e l’uccisione di centinaia di giornalisti a Gaza per mano delle forze israeliane, chiediamo con urgenza alla BBC e agli altri media di spostare le proprie risorse per raccontare la verità su ciò che accade ogni giorno alla popolazione di Gaza e sull’inazione totale dei governi occidentali».