Jonny Greenwood, The Smile
Jonny Greenwood, Smile, Ferrara, 2022, foto di Francesca Sara Cauli

Jonny Greenwood risponde alle cancellazioni dei concerti con Dudu Tassa

Il chitarrista dei Radiohead esprime il suo disappunto per la cancellazione degli spettacoli e difende la libertà di espressione artistica

Jonny Greenwood ha pubblicato una lunga dichiarazione riguardo la recente cancellazione dei suoi concerti con il musicista israeliano Dudu Tassa. La decisione di annullare gli spettacoli, scrive Greenwood, è stata presa “con rammarico”, a causa di pressioni esercitate sulle venue e il personale coinvolto. Tuttavia, il chitarrista dei Radiohead sottolinea che questa azione non rappresenta altro che una forma di censura, limitando la possibilità di esprimere la musica e negando al pubblico il diritto di ascoltarla.

Secondo Greenwood, “forzare i musicisti a non esibirsi e impedire alla gente che desidera ascoltarli di farlo è evidentemente un metodo di silenziamento”. Nonostante la cancellazione venga celebrata come una vittoria da chi ha promosso la campagna, Greenwood non vede nulla di positivo in essa, ritenendo che non si sia raggiunto alcun risultato costruttivo.

Il chitarrista cita anche una dichiarazione firmata da oltre 100 artisti in difesa della band rap Kneecap di Belfast, contro la repressione politica della libertà artistica. Il messaggio di Greenwood si allinea con quel documento, evidenziando come spesso chi difende la libertà di espressione per alcuni artisti sia lo stesso gruppo che tenta di limitare quella degli altri.

Il post si conclude con una nota di speranza per il futuro: Greenwood e Tassa esprimono il desiderio che la loro musica venga ascoltata un giorno, senza che questo diventi una vittoria per nessuna causa politica, ma un trionfo per la musica e la reciproca stima. La dichiarazione è firmata anche dagli altri membri coinvolti nel progetto.

Un progetto che unisce

Greenwood, che ha avuto una lunga collaborazione con Tassa, ha più volte parlato della sua intenzione di promuovere un progetto musicale che unisca ebrei e arabi, con l’obiettivo di ricordare l’importanza delle radici culturali ebraiche in paesi come l’Iraq e lo Yemen. La sua posizione è stata duramente criticata dalla Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), che ha bollato i suoi concerti come “artwashing”.

Greenwood ha risposto alle polemiche in un altro post, affermando che, sebbene nessuna forma d’arte sia “più importante” della fine della sofferenza e della morte, fare nulla sembra una scelta peggiore. Il suo impegno, aggiunge, non è politico, ma puramente artistico, volto a promuovere un dialogo attraverso la musica, senza odio o sospetto.

La posizione dei Radiohead

Il caso di Greenwood richiama alla mente anche la controversia che ha coinvolto i Radiohead nel 2017, quando la band si è esibita a Tel Aviv, nonostante le forti pressioni per annullare il concerto. In quella circostanza, Thom Yorke rispose alle critiche su Twitter, mentre il batterista Philip Selway ha dichiarato che il concerto “sembrava la decisione giusta da prendere”.

Le polemiche che hanno travolto il progetto condiviso tra Greenwood e Tassa risalgono alla decisione del duo di esibirsi in concerto a Tel Aviv meno di un anno fa, in pieno conflitto, e la loro partecipazione a una manifestazione per il rilascio degli ostaggi israeliani e per nuove elezioni. Tassa ha tenuto concerti per le forze armate israeliane. Già nel 2023 visitava basi dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane) per esibirsi davanti ai soldati al fine di sollevarne il morale.

Tracklist

Ti potrebbe interessare