Recensioni

7.1

Alla fine è arrivato lo scarto apparentemente definitivo. Ne avevamo già parlato ampiamente, in occasione delle due sue ultime uscite discografiche. Prima con quel ALL che pescava nell’elettronica analogica e organica ma risultava forse ancora retorico. Poi con l’ultimo Kerber, un disco che apriva definitivamente il dialogo all’ambient, al field recording e a una sorta di IDM impiastricciata. Il passo è definitivamente arrivato con questo nuovo disco dal titolo numerico 11 5 28 2 5 28, titolo che ricorda la numerologia di 22, A Million di Justin Vernon aka Bon Iver. Di cosa stiamo parlando? Di un disco che lascia del tutto alle spalle le strutture compositive classiche (o classicheggianti) che il musicista bretone non ha mai abbandonato.

Fino a ora, perché queste nove tracce nascono da una session di improvvisazione al berlinese Superbooth. E già il fatto che fosse lì per suonare, a quello che è un festival dedicato ai synth (modulari e non), dice molto dell’attitudine curiosa e da cercatore di Tiersen. Quelle session sono state la base per costruire nove brani che, come sempre, sono stati elaborati e rifiniti nel suo studio sull’isola di Ushant. Qui è proprio il flow – se mi passate il termine – ad essere diverso, altro rispetto a quello usato finora dal compositore. Non sono brani costruiti su un’intuizione melodica o un giro armonico che vengono esplorati, ma la stratificazione di suoni, i pattern, i frammenti percussivi che entrano in dialogo fluido, cangiante e – per  Tiersen – inesplorato.

Non che il piano sia sparito. Ma è solamente uno degli elementi che possono, o meno, venire inglobati dal flusso sonoro che a tratti ricorda le costruzioni lisergiche dei Tangerine Dream, a volte si lascia andare a qualche spigolo Aphex Twin, altre volte indica una techno evoluta. Sempre rimane nell’alveo di un suono organico, dove appunto tutto cambia attorno – e potremmo leggerci un eden stuprato dall’inquinamento causato dall’uomo – ma non è mai completamente disumanizzato. Insomma, c’è molta oscurità, ma non troppa, e non è mai a completo discapito della speranza.

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