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6.9

È stupefacente come tra collaborazioni, lavori a quattro mani, partecipazioni e cammei Yann Tiersen sembri beneficiare di una sorta di ubiquità, riuscendo perfino a trovare il tempo per ritirarsi su un isolotto bretone – lo stesso che già aveva ispirato Le Phare – per concepire un album nuovo di zecca.

E Les Retrouvailles è un lavoro che pare, per struttura, voler riprendere il discorso lasciato in sospeso ai tempi del trasognato precedente L’Absente, ruotando come sempre intorno ad un pugno di canzoni tinte del consueto grigio acceso, con rinnovata capacità di rapire e cullare, sollevando con delicatezza l’ascoltatore per condurlo ancora una volta sino ai margini dei ben noti ed affollati marciapiedi di Montmartre, cosi come alle dune delle fredde e semideserte spiagge della Bretagna, in un viaggio ora suggestivo (La Boulange) ora magnificamente malinconico (A Ceux Qui Sont Malades Par Mer Calme).

Fortunatamente il regime del dolce esilio isolano non è di quelli ferrei e le frequenti elusioni permettono le visite di ospiti venuti anche da molto lontano per render visita e che, nella miglior tradizione tiersen-iana, non mancano di lasciare il segno con qualche dono della loro terra. Su tutti sarebbe delittuoso non menzionare la solenne sensualità di Jane Birkin nella politicizzata Plus d’Hiver, o la grazia di Liz Frazer (Cocteau Twins) alla prese con l’insostenibile leggerezza di Kala, così come la rassicurante impronta di Marvin Staples dei Tindersticks sull’austera Secret Place.

Se i cataloghi di dischi seguissero i principi di quelli dei medicinali Yann Tiersen rientrerebbe nella fascia A e Les Retrouvailles verrebbe distribuito gratis con ricetta medica a tutti (e siamo tanti) quei malati di metropolismo, affetti da frenesia apatica. Non servirà a guarirne, ma a fermarsi chiudendo gli occhi e riposando le stanche membra tra una (rin)corsa affannata e l’altra, questo si.

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