Recensioni

C’è stato un momento in cui la scena raccolta attorno al Windmill sembrava destinata a riscrivere il lessico del rock britannico. E in effetti quel microcosmo di South London dal quale sono emersi black midi, Black Country, New Road e Squid la storia l’ha fatta, influenzando la generazione successiva, pronta a raccoglierne l’eredità e a spingerla ancora più in là.
È il caso degli MPTL Microplastics, band di otto elementi che si definisce industrial folk. Del folk rimangono soprattutto alcuni intrecci vocali e una certa ritualità; il resto, ed è qui il bello, è un continuo cortocircuito tra post punk, noise e improvvisazione. A spiccare è la voce di Joey Hollis, nella quale convivono la teatralità di John Lydon, il declamato nervoso di Mark E. Smith e l’attitudine da stand-up comedian di Danny Brown. Attorno prende forma un paesaggio che oscilla tra la Cleveland dada dei Pere Ubu e il primitivismo degli esordi degli Half Japanese, anche se, restando in patria, il riferimento inevitabile sono i This Heat, che la stessa band cita tra le proprie influenze: soprattutto per un’idea di ritmo irregolare e sfuggente, fatta di ostinati che si spezzano e ripartono senza mai offrire un appiglio stabile.
È proprio questa instabilità a rendere No More Dying un crescendo di tensione, mentre nella title track Plastic Princess il noise finisce per inghiottire la canzone stessa, salvo dissolversi nel finale e lasciare riaffiorare le voci di Hollis e Amelia Blackwell con una fragilità quasi barrettiana. Più teatrale The Swollen Promise, dove è l’arrangiamento a inseguire e amplificare ogni inflessione del canto: è qui che quell’idea di folk si trasfigura davvero in una liturgia post-industriale.
Quando il collettivo continua a sabotare le proprie strutture il risultato è sorprendente; quando insiste sulla reiterazione, come nella lunga Free Milk, il materiale perde mordente. Resta comunque la netta impressione di trovarsi davanti a una band già dotata di un’identità precisa, con un potenziale ancora in parte inesplorato. In chiusura Arabic Umlaut, scheggia punk del lotto, lascia intravedere con maggiore chiarezza la direzione verso cui gli MPTL Microplastics sembrano voler spingere il proprio futuro.
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