Recensioni
Xiu Xiu
13" Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips
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Nadia Merlo Fiorillo
- 29 Settembre 2024

La lama affilata di un coltello a scatto, uno stiletto italiano Frank Beltrame da 13 pollici con impugnatura in corno di bisonte, incide in maniera imprevedibilmente melodica nove brani su un disco che segue di pochissimo – solo un anno e mezzo – l’assai disturbante, asfissiante, claustrofobico Ignore Grief. Gli Xiu Xiu sono tornati, ancora in tre e ancora affiancati da David Kendrick (Devo e Gleaming Spires), con chiari propositi iconoclastici e l’intenzione, riuscitissima, di mutare forma alla propria estetica.
13″ Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips, diciassettesimo album in studio di Jamie Stewart & Co., è infatti un ulteriore oltrepassamento degli Xiu Xiu, un salto oltre i confini, che la band ha da sempre assunto come proprio tratto identificativo. Solo che stavolta il confine sono gli Xiu Xiu stessi, che si presentano ai fan in una veste inaspettatamente rock e con una strizzata d’occhio addirittura al pop (avanguardistico, ma pur sempre pop).
Mixato da John Congleton, che ha dosato in una convincente contaminazione il massimalismo rumoristico del duo americano – ora trio – con riff più melodici e sonorità dal sapore new wave e in certi casi shoegaze, 13″ Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips è un disco di svolta e per più di un aspetto. È il primo disco berlinese della band di L.A. (recente è il trasferimento della coppia Stewart-Seo da Los Angeles alla capitale tedesca), è decisamente più accessibile dei precedenti e compie un’ulteriore esplorazione stilistica che, secondo lo stesso Jamie Stewart, nel tentativo di dare vita a un album rock psichedelico, ha fatto di tutto per non avere nulla a che fare con il rock psichedelico.
Sontuosità orchestrali ma senza orchestra prorompono in Pale Flower, il pezzo più sfaccettato dell’album, che mischia riferimenti a un certo synth pop britannico anni ‘80 con glitch darkeggianti, lamiere alla Einstürzende Neubauten – sempre citati in controluce -, pulsazioni sintetiche, post-punk alla Throbbing Gristle e percussioni feroci tinte di metallo.
Anche quando l’attitudine noise cede il posto a una più dichiarata melodia, il suono rimane comunque sporco, convulso, volutamente distorto e spudoratamente epilettico. È il caso di Common Loon, pezzo definito da Stewart come “un abbraccio boogie per i pervertiti queer di tutto il multiverso”, un inno pop all’eccentricità e alla stranezza, che è la cifra più chiara del cambio di passo estetico fatto dagli Xiu Xiu in questo nuovo album.
Si avverte, invece, un non so che di Reznor in salsa prog e hardcore nell’inizio di Veneficium, brano che poi punta tutto sul protagonismo della batteria di Kendrick, anche quando non resta in primissimo piano, perché sovrastata dalla chitarra di Stewart e schiaffeggiata dal synth di Seo. Pezzo magnifico, Veneficium, con quella sua anima math rock trasfigurata nei toni decadenti della cupezza vocale di Jamie e tra i migliori dell’intero disco, insieme a una tellurica e fastosamente rock T.D.F.T.W., che picchia durissimo e senza sosta, dall’inizio alla fine: un turbine percussivo trascinante, bombardato da fuzz ed effetti noise, che fa subito party techno al Griessmühle.
Bobby Bland torna all’elettronica, al suono industrial, con spasmi di pianoforte pestato e pad ritmici che tessono la trama ai versi sofferti di Stewart. È il brano più sperimentale dell’album, un calco delle sonorità dell’avanguardia contemporanea classica del primo Novecento, un gioiellino di dissonanze che ci mette poco a ricordare l’anarchia musicale dei Residents.
Piña, Coconut & Cherry chiude il disco, placandolo in una ballad finale in versione chiaramente Xiu Xiu, striata nell’epilogo da percussioni sintetizzate e dal grido ossessivo di uno Stewart disperato e implorante.
C’è molto poco fastidio in questo nuovo album. Anzi, non ce n’è traccia, come se gli Xiu Xiu stessero tirando un sospiro di sollievo dalle esasperazioni sonore ed emotive del precedente album e dalle sue ossessioni laceranti. Come se Jamie Stewart e sodali chiedessero perdono per l’eccesso di furia respingente di Ignore Grief, tendendo stavolta la mano al proprio pubblico, afferrandolo e risucchiandolo fiduciosamente negli interstizi del loro buio, in un’esperienza d’ascolto immersiva che diventa piacere, puro piacere pezzo dopo pezzo.
Anche dal lato testi 13″ Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips è meno estremo, meno perturbante dei suoi predecessori. Alle tematiche queer di Common Loon e di Maestro One Chord (un’ode al subspace estatico provocato da pratiche BDSM), si accostano il tenero, adolescenziale romanticismo di Arp Omni, la tormentata fame d’amore di Piña, Coconut & Cherry e immagini surreali che quasi mai rimandano agli scenari orridi e terrificanti, al collaudato stilema del mostruoso, tipico della penna di Stewart.
Insomma, siamo di fronte a un album per nulla impenetrabile come il precedente, dove manca la ferma volontà di angosciare e di terrorizzare. 13″ Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips è più un disco conciliante, dove la componente noise è dosata, assume funzione ausiliaria e non il (solito) ruolo di figura di spicco. E dove i testi trasudano comunque inquietudine, ma attraverso sprazzi di scintillante apertura alla vita. Qui, stavolta, si asseconda il rock, ci si concede al rock, venandolo certo con coloriture da avanguardia sperimentale ma senza indulgere in cacofonie opprimenti, né in registri sfacciatamente disturbanti.
È un’altra faccia degli Xiu Xiu, quella di 13″ Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips, che nella sua variegata foggia stilistica sorprende ed entusiasma anche gli animi più increduli, rivelandosi un gran disco. Tra i migliori degli Xiu Xiu e, senza timore di smentita, il più avvincente, il più intrigante degli ultimi anni.
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