Recensioni
Cosmo, Ditonellapiaga, Iosonouncane
Spring Attitude 2022
-
Stefano Capolongo
- 20 Settembre 2022

Quanto è folle pensare a un concerto tenuto in una piazza della Roma imperiale? Spring Attitude, quest’anno giunto all’undicesima edizione, l’ha reso possibile. Due palchi, l’uno di fronte all’altro, all’interno degli studios di Cinecittà a Roma, circondati da colonne, templi, statue e persino un arco di trionfo. Lateralmente una strada sterrata con abitazioni e botteghe della Roma antica. Il tutto sotto un tramonto rosa, fuori dalla rovente estate romana, che ha dolcemente rispedito al mittente la minaccia di 48 ore di pioggia. Una cornice suggestiva per il ritorno, dopo lo stop forzato dei due anni di picco pandemico, di una manifestazione che negli ultimi anni ha scalato la china delle migliori kermesse cittadine dedicate alla musica elettronica.
Nel lontano 2010, l’anno che ha registrato il suo primo vagito come costola del longevo e tuttora attivo party romano L-Ektrica (del deus ex-machina Andrea Esu), e per i suoi primi anni, SA ha ospitato perlopiù Dj, artisti legati al clubbing e alle arti audio-visive. Dodici anni più tardi, a settembre del 2022, il mondo è cambiato mille volte e con lui anche il festival, che quest’anno sotto lo slogan Restart the future prova ad unire la musica ai temi più importanti del dibattito pubblico globale: parità di genere, inclusività, lotta al razzismo.

Per farlo, da qualche anno ha ampliato il suo campo d’azione, allargando le proprie maglie elettrificate per far entrare anche il pop, il jazz, il funk e tutto quello che c’è in mezzo. Un cartellone pieno quello del 2022, che dopo l’anteprima all’Alcazar (un vago ricordo delle prime edizioni a Spazio Novecento) con, tra gli altri, Ginevra Nervi e Todd Terje, ha visto avvicendarsi nei due giorni di Cinecittà alcuni tra i nomi più interessanti del panorama italiano. Non uso volutamente il termine indipendente o mainstream in quanto ritengo ormai superata tale distinzione. Anzi, come già accennato, il nuovo SA ha voluto mettere l’accento sull’abbattimento di muri ancora alti, anche nel mondo musicale.
Ad esempio, quello della rappresentazione femminile nel mondo discografico: «non bisogna lasciarsi guidare dall’andamento del mercato perché vengono proposti più artisti maschili, basta fare un piccolo sforzo di ricerca e le line-up diventano automaticamente variegate» – così Whitemary, giovane producer e artista presente sul palco nella due giorni. Il direttore della kermesse, Anderea Esu, non ha dimenticato le giovani generazioni di artisti, colpite in maniera importante dalle varie crisi degli ultimi due anni.

Dopo un momento così difficile come la pandemia e con un futuro così incerto, non sapevamo quando saremmo potuti ripartire. Volevamo far ripartire il futuro dando voce anche ad artiste e artisti emergenti che altrimenti avrebbero poco spazio.
Anderea Esu
Oltre alla già citata Whitemary, ad abbassare vertiginosamente l’età media pensano Centomilacarie, 72-hour post fight, Post Nebbia, Ditonellapiaga. Costruire ponti e non alzare muri: quello generazionale voluto da SA connette nel tempo di pochi secondi, tra un palco e un altro, band giovanissime e artisti già ad un turning point della propria carriera. Tra questi Iosonouncane, che in un’ora di set tiratissimo ha dedicato ampio spazio all’ultimo Ira. Un set numeroso, una festa tribale (non ce ne voglia Elodie) senza possibilità di respiro, per un sound totalizzante.
Entrambe le giornate hanno visto poi la presenza di DJ che hanno trasformato il colonnato in un dancefloor: The Blessed Madonna, Red Axes, Ellen Alien non hanno dimenticato i tantissimi clubbers accorsi. Stesso discorso vale per il set di Cosmo, ormai completamente in EDM trip e ormai lontano parente di quell’elettronica rarefatta di Disordine. Tra cartoni di pizza lanciati al pubblico e volontà incendiarie nei confronti del Senato della Repubblica, il suo strambo e fisico set va fuori da ogni canone, virando su un sessantottismo sbilenco e a tratti stonato rispetto al perimetro di un festival organizzato egregiamente come il SA 2022.

Oltre all’ivreese, il bagno di folla venerdì è stato tutto per Fulminacci (con lui sul palco anche Willy Peyote e Daniele Silvestri), già definito la next big thing della musica italiana e che ha fatto capolino anche sabato per un brano insieme a Marco Castello, un altro fuoriclasse. Sabato, data sold out da settimane, oltre a Venerus e ai Nu Genea live band, entrambi manifesti di rinascita, sostenibilità e internazionalità, anche il lungo omaggio dei Calibro 35 al maestro Morricone. Tante voci, tanti suoni e approcci apparentemente diversissimi tra loro ma legati da un unico trait d’union: la volontà di riscoprirsi comunità attiva pronta a combattere la tagliola dell’individualismo sfrenato e l’inesorabile avanzata reazionaria.
Un pubblico vario, sincretico, divertito e divertente. Un’organizzazione precisa, salvo qualche piccola sbavatura logistica prontamente corretta. Una line-up eclettica ma non ruffiana. Tutto questo è stato Spring Attitude 2022, giunto alla sua migliore edizione di sempre e ormai punto fermo e faro nella notte del lento e inesorabile declino musicale capitolino.
Gallery completa di Fabrizio di Bitonto nella pagina dedicata al festival
Amazon
