Recensioni

Dopo una manciata di produzioni formato EP (tra le altre, Once, 2018, con It Makes You Forget (Itgehane)), un Dj Kicks, ma soprattutto dopo il banger estivo 2023 (It Goes Like) Nanana, I Hear You è il primo lavoro formato album di Peggy Gou, dj e producer sudcoreana classe ’91, di stanza in Europa fin dalla sua adolescenza (prima a Londra, poi a Berlino).
In questo nuovo lavoro tracce essenziali e sgargianti, giocate sempre sulla lunghezza d’onda del revival 90s piano house e garage house, con occasionali incursioni r’n’b, tutto spruzzato di umori pop-sintetici e richiami dal lontano oriente.
Della nostalgia generazionale per questo tipo di cose, e del loro recupero mainstream, abbiamo già parlato per presentare questo disco. Ieri Beyonce con Renaissance (2022), ma già una decina d’anni fa – perché sono nostalgie che ritornano – il Guardian scriveva: “2013: year of piano house”, citando una serie di riprese mainstream (Katy Perry, John Newman – quest’ultima, citazione un po’ discutibile) ma anche uscite house “underground” più ancorate alle dimensioni club/rave (Crystal & S Koshi, Marc Clair dei 4hero con il suo moniker Manix).
Con questo disco Peggy Gou capitalizza appunto queste suggestioni 90s, già messe a fuoco in Starry Night (Moment EP, 2019), contestualizzandole e declinandole a piacere – Back To One è luccicante generalismo garage cantato in coreano, Lobster Telephone e I Go (ancora cantate in lingua madre) spostano il tiro verso euforici stilemi italo-disco, Purple Horizon è una strana creatura breakbeat di vocalizzi, prima tagliati e poi pieni, appoggiati su una nuvola di synth, giri di TB-303, e quel riff di quel piano elettrico, in deferente venerazione dei pionieri del genere.
La collaborazione di cartello è quella con Lenny Kravitz (I Believe In Love Again): Peggy Gou stravede per la rockstar di Fly Away e lo invita a partecipare a questa take r’n’b (sempre versante housey-pop, s’intende) a bpm rallentati, dove l’ospite porta il caratteristico falsetto e il riff di chitarra. Poi l’omaggio a Robin S di Show Me Love, dopo che già Beyonce l’aveva celebrata con Break My Soul, partendo a cappella con quell’organ bass preset Korg M1, rifugio per una miriade di produttori house.
All That è l’altro numero downtempo, in collaborazione con Villano Antillano, ancora più pop con il suo rap combinato spagnolo-inglese; Seoulsi Peggygou alza i bpm per uno skit drum’n’bass tra gli intrecci di armonie orientaleggianti, 1+1=11 impiega ancora la bassline di cui sopra, ma questa volta in chiave trancey/eurodance.
Poi, ovviamente, la hit (It Goes Like) Nanana, che circola già da un anno alla data di release di questo album – astutamente ispirata dall’eurodance 9 PM (Till I Come) di ATB (1998), di cui rielabora il riff portante (praticamente, un synth di chitarra super basico in pitch bend), qui però in leziosa maniera piano house (è permesso storcere il naso, se si preferisce meno zucchero e più sostanza), con un refrain che è telecomandato per il grande pubblico, anche e soprattutto generalista, dei vari Glastonbury, Lowlands, Creamfields, che Peggy Gou si appresta a visitare quest’anno.
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