Recensioni

L’Halloween appena trascorso vi sarà scivolato addosso, visto che “è solo una festa commerciale e impuramente Americana” e che dopo una certa età proprio non capite perché certa gente debba andarsene in giro vestita da pirata, da non-morto, da serial killer o da grottesco personaggio di un fumetto o di un telefilm. Ma c’è un tempo per ridere e un tempo per pensare, come diceva un grande filosofo Filippino, e questo è il momento di pensare che forse l’ultima festa commercial-popolare-pagana di Halloween ha avuto i suoi perché, se proprio non l’avete passata in ciabatte davanti a Netflix: il brutto tempo ci ha fatto lo scherzetto, è vero, ma il dolcetto ce l’ha regalato Lattex Plus, ancora una volta.

Ricorderete forse di quando siamo stati al loro festival, qualche mese fa, raccontandovi una realtà che ha mosso i suoi primi passi ormai circa dieci anni fa e che ha continuato a perseverare portando avanti una ricerca sulle sonorità e sulle varie tendenze della club culture europea (e mondiale). Vi abbiamo raccontato di un sogno romantico, di una carboneria che spinge forte, dal basso, e quasi riesce a emergere ben oltre il suo territorio elettivo: è vero che di realtà simili ve ne sono altrettante in altre regioni e/o città, ma quello che Lattex Plus è riuscito a infondere nella cultura notturna del fiorentino ha il sapore degli antichi fasti, un momento in cui il capoluogo toscano era un’autentica mecca per le tendenze musicali e, più pacchianamente, modaiole.
Così, perché non fornire a una delle figure che meglio stanno rappresentando (e virtualmente unendo) questi due poli, l’opportunità di fare da sacerdotessa per la tanto sospirata notte delle Streghe? La coreana Peggy Gou è scesa come un fulmine nella notte di bufera e ha illuminato con tre ore di dj set la splendida (e oltremodo affollata) cornice della Limonaia di Villa Strozzi, sita in uno dei polmoni verdi più affascinanti e peculiari di Firenze – e dove ogni anno il Lattex mette in scena la sua “celebrazione” per la rinascita di Cristo Nostro Signore a colpi di cassa in quattro quarti e vodka lemon. A precederla, il cavallo di razza della scuderia, Samuele Pagliai (un tempo noto come Bakerboy), sempre più in rampa di lancio sul territorio europeo con la sua etichetta Angis Music e con le sue selecta di pregio (qui un suo mixtape recente per NTS Radio, per dire), in cui mostra sempre un palato fine e un’eterogeneità mai banale: parte da Arthur Russell e chiude con Vince Watson, chapeau.

Poi arriva la buona Peggy, strega comanda colori, che si presenta con saio vellutato blu e Nike personalizzata, inietta nello spettro uditivo della calorosa folla un caleidoscopio di influenze funk, soul, house, pescando chicche e bon-bon dalla sua zucca, resuscitando anche i (non)morti nella spaventosa nottata, andando poi a chiudere con l’incedere dell’alba, sulle note di Je Vulesse (un must oramai), quando i vampiri vanno a coricarsi, in una Limonaia filtrata di lieve luce mattutina, ormai fangosa e provata dal ballo incessante di, non saprei, circa mille persone? Eravamo veramente in tanti. E come ci siamo divertiti.

[Foto: Claudio Caprai]
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