Recensioni

Era dal 2022 che i Godspeed You! Black Emperor non facevano un concerto in Italia, da allora di cose ne sono successe, non solo nel percorso artistico del collettivo canadese, ma soprattutto nell’andamento politico mondiale. Di questo i GY!BE ne sono più che consapevoli, come attesta il titolo stesso della loro ultima fatica discografica, No Title as of 13 February 2024 28.340 Dead, esplicitamente riferito al numero delle vittime civili dell’attuale conflitto a Gaza.

Tre anni di assenza dai palchi nostrani e ben 10 dalla data del 13 novembre 2015 al Teatro Concordia di Venaria Reale, particolarmente impressa nella memoria dei partecipanti per il clima di tensione che si respirava a ridosso del tragica vicenda del Bataclan.

Godspeed You! Black Emperor. Foto Luigi De Palma for OGR Torino

A colmare questa lacuna è adesso un piccolo tour partito lo scorso 8 marzo da Torino e diretto il 10 marzo al Teatro Comunale di Vicenza, e all’Estragon di Bologna, il giorno dopo. Con ben otto album all’attivo, di cui due pubblicati negli ultimi quattro anni, i Godspeed You raggiungono il capoluogo piemontese presentando un live incredibile che è andato al di là della normale concezione di “concerto”.

Un’ora prima dell’inizio della serata, la Sala delle Fucine delle OGR pullula già di numerosi devoti e seguaci accorsi in anticipo per guadagnarsi i posti migliori. Nel brusio generale di un pubblico a dir poco elettrizzato, si spengono a un tratto le luci per accogliere Mat Ball, l’artista-spalla, from Montréal, designato per preparare il terreno all’ingresso di quel mood intimistico che da lì in poi caratterizzerà l’intero evento.

Armato di chitarra, pedali e amplificatori, il musicista si esibisce in una quarantina di minuti fatti di distorsioni e dronate ombrose alle quali si frappongono strimpellate dal sapore stoner che hanno piacevolmente interrotto un flusso tanto interessante quanto a tratti prolisso.

Godspeed You! Black Emperor. Foto Luigi De Palma for OGR Torino

Terminato questo primo momento, le luci si riaccendono rivelando l’allestimento sul palco di una strumentazione agguerrita, comprensiva di due batterie, capeggiata dalle scritte “Transphobe eat shit and die alone” e “Palestine Action” poste sugli amplificatori. Il tempo di preparare l’ambiente e si ripiomba nel buio: un’oscurità avvolgente, intima, atavica, che accompagna per mano lo spettatore in profondità inesplorate segnate di tanto in tanto da lampi estatici.

Sopraggiunti Efrim Menuck, e i suoi sette soci, arriva l’ora di dare inizio alle danze con Hope Drone, un brano che, seppure non incluso in nessuna pubblicazione ufficiale, inaugura ogni loro live presentandosi come una sorta di rito propiziatorio da praticare per la buona riuscita del live. Un’accattivante anticipazione di quello che avverrà.

Accompagnati dalle proiezioni in 16 mm di Karl Lemieux e Philippe Léonard (che tanto ricordano le sperimentazioni di un mostro sacro come Stan Brakhage), i magnifici otto inaugurano così un “concerto” stupefacente scandito da composizioni che avanzano in sordina per esplodere poi in climax poderosi destinati a dissolversi sul finale con lo stesso impeto di un’onda che s’infrange contro uno scoglio.

Dopo una sorprendente tripletta tratta dal loro recente album (SUN IS A HOLE SUN IS VAPORS, BABYS IN A THUNDERCLOUD, e RAINDROPS CAST IN LEAD) è la volta di Fire at Static Valley alla quale seguono PALE SPECTATOR / GREY RUBBLE, Moya e BBF3 (queste ultime due inserite nel loro unico EP, del 1999, Low Riot for New Zerø Kanada).
Accentuata dagli archi di Sophie Trudeau (violino) e Thierry Amar (contrabbasso e basso elettrico) si è venuta così a creare un’atmosfera di pura contemplazione che forse avrebbe meritato la disposizione di posti a sedere per favorirne la fruizione.

Godspeed You! Black Emperor. Foto Luigi De Palma for OGR Torino

Tra le spire di un vortice fatto di larsen, loop e riverberi, il tutto volge al termine con una standing ovation da parte di persone in trance, o colte da crisi di pianto, che attestano la grande bravura della band nel toccare letteralmente certe corde.

Più che a un vero e proprio concerto, si può dire di aver fatto parte di un rito di catarsi collettiva che denota una consolidata propensione al concepire la musica in una maniera sublime e viscerale: un’esperienza altra che prende la forma di una famiglia allargata, per non dire di un culto religioso. Almeno questo è quello che si evince da quel miracoloso mix di impeccabile padronanza tecnica e sincronicità totale che caratterizza tutti i componenti.

God save the Godspeed You! Black Emperor”

Godspeed You! Black Emperor. Foto Luigi De Palma for OGR Torino
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