Recensioni

Al settantaquattresimo festival della canzone italiana Dargen D’Amico si veste di cuccioli Moschino per portare un pezzo, Onda alta, che come già Dove si balla? è leggero anzi leggerissimo e serissimo. Sconfina, deborda Dargen: dal palco in platea, dall’Ariston alle strade di Sanremo (con il progetto Edicola giostrato assieme alla Lego e condotto dalla coppia Gancitano/Colamedici, ossia il brand filosofico Tlon), dall’esibizione alla richiesta tabù di cessate il fuoco, fuoriesce dalle norme che prevedono che per parlare di bambini profughi morti affogati in mezzo al mare si debba indossare il dolcevita, suonare la chitarra acustica scordata o scegliere la tonalità minore.
Dargen sceglie invece una base che pompa Gigidag a manetta da tutti i pori, puntando dritto al tormentone nonostante o forse anche e soprattutto grazie a questa battaglia di codici. Dargen semiologo, ma lo sapevamo. Il rischio, quindi, diceva già Roland Barthes, è di togliere il cuore per eccesso di cervello, come a dire molta comunicazione e poca significazione. La critica si può innestare su questo punto. Il video del brano su YouTube, regia animata di Stefano Bertelli, didascalicamente sottolinea ancora e di nuovo di che stiamo parlando e mette in scena le proverbiali e mai del tutto dimenticate ruspe salviniane.
Il disco nuovo, Ciao America, uscito il 1 febbraio, è la sanzione ulteriore dell’amore tamarro di D ossia che D è, dove Napoli fa rima con reggaeton, amore con dolore, diluizione con folgorazione, Cristo con fritto misto, buttarla via con poesia. Il cocktail come strumento ermeneutico, e anche questo disco va giù come il precedente ma senza la medesima capacità, tutt’altro che rara nell’opus dargeniano, di sfornare momenti inattaccabilmente memorabili, mitologici nel senso sempre semiotico di mettere assieme elementi opposti e contrari.
L’opener Metà di qualcosa, con Vincenzo Fasano e nonostante Rkomi, la successiva Complicarti la vita, con Guè e un’azzeccatissima Beatrice Quinta (con D da X Factor e che D se l’è tatuato sotto le ascelle), l’orientaleggiante singolo di 8 mesi fa Pelle d’oca, vanno bene, va bene, ma poi è un po’ Dargen che fa il Dargen poetamarro su basi tamarremo che fanno poco la differenza (esempio: 6 di sera, Dargen in chill, è musicalmente un quasiremake dell’inno Amo Milano).
Il disco per me, per noi, è a caldo il meno entusiasmante in assoluto prodotto da D finora, quasi un teaser lungo lunghissimo per Sanremo 2024. Ma la partecipazione deuterosanremese, appunto, invece, funziona. E, aggiungo, aggiungiamo, resterà oltre i meme.
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