Recensioni

Dargen D’Amico al Tanta Robba Festival di Cremona, Parco Colonie Padane, posto oggettivamente suggestivo affacciato sul Po dove la Lombardia diventa Emilia, una struttura elioterapica primonovecentesca poi diventata colonia estiva fascista che si estende tra verde, sentieri, campetti e specchi d’acqua attorno a un edificio principale con colonnato e porticato, a forma di nave, o di piovra.
Seguo Dargen D’amico da quattordici anni, dal giugno del 2008, che a dirlo fa impressione, l’ho sfiorato varie volte dal vivo tra Torino, Milano e Bologna (e, addirittura, Cefalù, dove sono nato), ma questa è la prima volta che riesco a vederlo, e fa impressione anche questo. C’è un umido che si tocca, l’audio a tratti è un po’ infame specialmente se non sotto palco, a metà concerto Dargen apparirà un po’ stanco, dissimulando con routine tra il trascinamento di sopravvivenza e la voglia di aprire il dietro le quinte al pubblico coi membri della band che sanno davvero un sacco di Elio e le Storie Tese (per dire: una competente descrizione del figging in duetto con il tastierista).
Sia come sia, l’atmosfera è inammosciabile, il pubblico ogni tanto si fa anche i cazzi suoi ma di base è pieno di dargeniani terminali benché plebiscitariamente di nuova generazione (cfr. infra), corteggiando nel totoscaletta interstiziale i pezzi giganteschi che conosciamo e che hanno fatto di Dargen Dargen, lampantemente consapevoli che l’uomo è stato a Sanremo, giudicherà a X-Factor e sarà quel che farà, ma come abbiamo ripetuto ottocentomila volte è sempre lui. Più incarinito, raddolcito per giunta.
Attorno a Nei sogni nessuno è monogamo, saccheggiati gli ultimissimi dischi, quelli post-EP con cui D’Amico ha guadagnato un pubblico nuovo oltre a quello malato de La mia tana e Musica senza musicisti, repertorio di base cantatissimo, con puntate che ormai possiamo dire archeoDargen tipo Sms alla Madonna, Odio volare e la richiestissima Bocciofili, una Malpensandoti devastante, Io quello che credo a cappella avanti e indietro davanti alle transenne per aprire i bis, Prima di andare via di Neffa che ci sta da dio come sigla di coda.
Nei sogni si conferma un grande disco di Dargen, disco di grandi canzoni, con alcuni pezzi semplicemente perfetti che qui nello specifico arrivano fino a uno dei suoi più riusciti lasciti emo di sempre, Ma noi.
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