Recensioni
Bonnie "Prince" Billy
Singer's Grave a Sea of Tongues
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Marco M. Boscolo
- 7 Ottobre 2014

Ci risiamo, verrebbe da dire. Per tenere il ritmo di un disco all’anno, Bonnie “Prince” Billy torna a reinterpretare se stesso, proponendo nuove versioni di brani già editi. Era già successo con Sings Greatest Palace Music nel 2004 (ma eravamo in territorio Will Oldham) e con l’EP Now Here’s My Plan del 2012 dove reinterpretava, soprattutto, il suo oramai classico I See a Darkness. Qui i brani riletti vengono da Wolfroy Goes to Town del 2011 tranne due: New Black Rich (Tusks) e Sailor’s Grave a Sea of Sheep. Entrambi ballate incorniciate da tempi lunghi e struggimenti da termine del viaggio.
Il risultato è comunque un disco omogeneo, in cui Bonnie “Prince” Billy dimostra ancora una volta la capacità di ritornare sul proprio materiale come quasi fosse di qualcun altro e darne nuova interpretazione. Rispetto al 2011, i brani riletti sono meno scheletrici, affidati come sono a una band Americana con tanto di pedal steel guitar, fiddle, banjo e una serie di voci secondarie affidate a Ann e Regina McCrary.
Oramai Bonnie “Prince” Billy non ha bisogno di promozione, di annunci: gli basta mettere in circolazione il proprio materiale, sia esso nuovo di zecca o una rilettura di brani propri o altrui, come avvenne lo scorso anno per l’album di cover degli Everly Brothers in compagnia di Dawn McCarthy. Attendiamo con curiosità anche la prosecuzione della collaborazione con i britannici Trembling Bells suggellata nel 2012 con The Marble Down e già proseguita in questo 2014 con un singolo, New Trip on the Old Wine, dello scorso aprile. Oramai un’icona paragonabile solamente a se stesso.
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