Recensioni

Non lascia affatto, anzi raddoppia Blak Saagan. A cinque anni di distanza da quel monolite che è stato Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo, Un sequestro lungo 10000 anni ne amplia ulteriormente l’orizzonte sonoro, non solo quantitativamente, dato che ci troviamo di fronte a un triplo LP per quasi due ore di musica (anche in edizione speciale nella serie “Opale” con graphic novel firmata dall’autore iraniano Majid Bita), ma anche con l’introduzione di alcune novità che non scalfiscono la portata sperimentale del progetto, bensì ne caratterizzano ulteriormente gli sviluppi.
La prima novità è concettuale: l’album è un lavoro politico tanto quanto il suo predecessore, ma a differenza di quello, che affondava nella melma della recente storia italiana, Un sequestro… è praticamente la colonna sonora ideale di una società/città distopica in cui sopraffazione, controllo, autocrazia, violenza, dominio del capitale sono le caratteristiche del quotidiano. Come? Anche del nostro presente? Sarà probabilmente una coincidenza, no? O molto più probabilmente no, e Blak Saagan/Samuele Gottardello ha ben presente quale sia il ruolo dell’artista e, esattamente come per il precedente album, ha deciso di farci sentire (e vedere, grazie alle angoscianti tavole del fumettista iraniano ma bolognese per forzata adozione in quanto dissidente) non tanto quale sia la musica di certe situazioni, quanto quali siano le atmosfere di determinate circostanze.
Caliginose, plumbee, minacciose, oscure, ansiogene e via discorrendo, esattamente come le sensazioni che si possono avere leggendo qualche classico della distopia o vedendo qualche sci-fi movie a essa ispirato. Quindi, in soldoni, tanta elettronica in modalità analogico-kosmische, screziata da horrorifiche atmosfere à la Cronenberg (Benzocrazia), dilatata in paesaggi sonori “altri” (i 18 minuti haunted-bucolici dell’estatica La dama con il corpo di uccello sembrano riecheggiare le sfocature di Hanging Rock), segnata trasversalmente da venature minimal-wave (la title track) e marzialità quasi ebm (l’iniziale The Blak Fire), dispersioni etno-droning (Heyran) o ambient (Mila nel bosco), e impreziosita da incursioni/escursioni in territori diversi come quelli quasi industrial-metallici de Il giorno di Zaha’kol o quelli synth-punk rap di FRREpa.
Proprio questi ultimi due brani introducono la seconda novità di questo disco, ovvero il ricorso al cantato in alcune tracce, con ospiti che riescono a rendere al meglio le ossessive sonorità del nostro, come accade alla Julinko de Il giorno di Zaha’kol o all’illustratrice Liz Van Der Nüll, ma anche a mr. Maple Death Jonathan Clancy nell’ipnotico motorik kraut-orientale di Idoli rotti fatti di paura e oro.
Si sarà capito che Un sequestro lungo 10000 anni è un album molto denso, pieno di input, intuizioni e rimandi a quell’invisibile fil rouge che nella letteratura, nelle arti visive e nella musica ha sempre decodificato il presente immaginando il futuro, o presagendolo attraverso uno sguardo critico sul proprio tempo. Un lavoro monumentale che merita le giuste attenzioni non solo per la musica ma per la riflessione su un immaginario distopico sempre più pressante e attuale in cui i sequestrati siamo noi esseri umani.
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