Recensioni

7.3

Nel pieno di un livestream semi‑improvvisato andato in onda per promuovere il nuovo album XXXXX, la musicista venezuelana Arca, cosparsa di sangue acrilico e inginocchiata su un dipinto appena realizzato con spasmodici movimenti del proprio corpo, manda un bacio alla telecamera sulle note di Fxck, uno dei pochi potenziali banger sul disco. «Volevate dramma?», inveisce, «eccovi il dramma. Volevate teatralità? Eccovi la teatralità». Nell’economia di una diretta tortuosa (e non poco accidentata), lanciata con l’avvertimento che XXXXX, il suo primo album in cinque anni, «non è per tutti», le parole di Arca suonano tanto come una provocazione ai suoi “mutant” (i suoi fan), quanto come un momento di riflessione: che cosa ci si può aspettare da un album di Arca a questo punto della sua carriera? Qualunque sia la vostra incarnazione preferita, sembra suggerire l’artista, aspettatevi al più qualche concessione.

I cinque anni che separano XXXXX dall’ultimo album kiCK iiiii hanno visto Arca, tra le altre cose, comporre colonne sonore, sfilare in passerella, debuttare all’ICA di Londra con una mostra pittorica dedicata all’evoluzione del suo particolare espressionismo astratto –  completo di fluorescenze rave e tacchi incastonati nelle tele – produrre innumerevoli brani di alto profilo  (due quelli co‑prodotti per Confessions II di Madonna) e portare in tour in tutto il mondo il divistico show di Kick, perfezionato a dovere nella performance di Coachella del 2025. Nonostante il percorso di Arca sia da sempre improntato a un eclettismo transgenere, dunque, di fronte a questi picchi di visibilità mainstream le aspettative attorno a un nuovo LP rivelano una curiosità sul suo status di innovatrice nell’ambito della musica elettronica. 

È il titolo stesso del nuovo album a suggerire una sorta d’inversione di rotta, un’allusione al capolavoro di ibridazione di IDM e beat hip‑hop &&&&& (2013) e al furioso calderone di stili @@@@@, che nel 2020 lanciava come una trasmissione FM dell’alter ego futuribile Diva Experimental, il cui nome viene enunciato a mo’ di marchio di fabbrica in apertura e a più riprese tra i brani di XXXXX. Laddove i due antecedenti a cinque lettere venivano esplicitamente presentati come mixtape operanti su un binario più sperimentale della sua discografia, XXXXX nasce come mixtape e si trasforma in album, una sorta di “glitch”, come Arca l’ha definito, che rimette in primo piano la matrice noise e industrial dei suoi esordi, riemersa con discontinuità nelle sbavature di @@@@ e nel terzo volume di Kick. XXXXX celebra questo filone più refrattario, ricentrando astrazione e rumore come armi principali della Diva Experimental.

Per cominciare, l’incontenibile loquacità della saga Kick qui cede il posto a un approccio più ermetico, avviato da un’obliqua premessa postumanista in No EndAnd if there was ever a way/ To pass through, pass through the sound») e caratterizzato da performance vocali più sporadiche e criptiche, di norma incastonate a cavallo di brani strumentali che pure seguono la logica del mixtape nel loro compenetrarsi. Sono sostanzialmente tre i brani a lambire il formato canzone, strizzando l’occhio ai mutant di ultima generazione con il loro sottotesto erotico. Nell’ottima Eidolon, trainata da bassi costantemente in procinto di andare in frantumi, linee vocali robotiche si intrecciano a un ritornello che rimanda, nel timbro vellutato e nel contenuto, alla Desafío del 2017 («Lo juro por Dios/ Te siento adentro/ Reviento, momento»). Fxck, il cui testo farebbe arrossire anche i brani più espliciti di Kick iii, ibrida ritmiche dembow e techno alla ricerca di un macabro, radicale erotismo che si riconnette all’immaginario di Electra RexChoke me harder / Kill the father»). Lo spirito di quest’ultima continua a vivere anche nella rauca Taconeando, un implacabile mantra da passerella («Taconeando bajo las luces») attraversato da minacciosi synth e micro‑scatti che sembrano alludere ai tacchi come grilletti di pistole. 

Nonostante non manchino momenti di vulnerabilità (la voce della diva si spezza per un attimo nell’interludio Cinch, mentre si sfoga in distorte urla sulle scintillanti note della conclusiva tirata ambient Sueño), l’immaginario di Arca continua a fare perno su una supereroina femme e su una parabola di emancipazione queer d’ispirazione sci-fi (a fianco della copertina di Kaan Ulgener, che non sfigurerebbe nel contesto di un RPG fantasy, «Diva as technology» è lo slogan usato per XXXXX). Eppure nemmeno i brani più motivazionali, come Fxck e Taconeando, raggiungono i picchi di espressività di Kick, risultando a confronto più monocordi nell’interpretazione e meno interessati, rispetto al passato, a veicolare l’appeal della pop star. Si tratta, per l’appunto, di rare concessioni all’interno di un disco il cui movente principale sembra essere un ritorno all’indecifrabilità della prima Arca, esemplificato dai brani più corposi e rumorosi del lotto.

Willow, aperta da una magmatica texture a base di archi e inquietanti rintocchi di campane, si prende il tempo necessario per trasformarsi in un viscoso brano IDM in bilico tra un apocalittico futuro e riferimenti hauntologici al sound design da videogiochi d’altri tempi. Syncope si presenta come un delirio pointillista a base di imprendibili clap, metallici micro‑beat e drammatiche pause, inquietante presagio di un’esplosione che, inevitabilmente, arriva a mezzo di mitraglianti sub-bass, azzerando ogni possibilità danzereccia. La successiva Raver, in poco più di due minuti, oscilla tra astrazioni weightless e scariche di rumore che, in preda a ritmi altrettanto imprevedibili, ricordano le repentine accelerazioni di brani chiave di Mutant (2015) come Sinner, oltre che il sempiterno debito di Arca nei confronti di ‘mother’ (Aphex Twin).

Sebbene la seconda metà del disco (in particolar modo la tripletta Enraptured, Throb e Everything) tenda a diluire questa sorta di esperimento di riscoperta e affinamento – mixtape anche in lunghezza, verrebbe da dire – in XXXXX Arca riesce persino a superarsi. Oltre a Mutant, si riapprezza l’aura di Xen (2014) nel contrasto tra beat industrial e scandite, piangenti note al piano in Grip, mentre nell’eccellente Finisher assistiamo a uno spericolato avvicendarsi di sinfonie d’archi, deconstructed club e un viscoso beat hip‑hop che pesca indietro nel tempo fino agli EP Stretch. «Y todo el amor que necesitarás ya yace dentro de ti/ Y ahora que ya lo sabes/ Ponte perra», sussurra Arca al termine del brano («Tutto l’amore di cui avrai bisogno giace già dentro di te/ E ora che lo sai/ Tiratela», tradotto liberamente). Non sarà «per tutti», come sostiene l’artista, ma per chi ha dato una chance alle ambizioni futurofile di Arca a partire dai primi anni Dieci, XXXX si impone come un tanto coerente quanto intransigente bilancio che ben promette per una ripartenza.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette