Recensioni

Disco di transizione per Gino De Crescenzo dopo l’indigestione di duetti del precedente Una voce non basta e prima del nuovo lavoro atteso per l’anno prossimo. Oltre alla bella title-track cantata in solitaria (l’originale vedeva Manuel Agnelli a duettare), In cosa credi raccoglie sette brani che per un motivo o per l’altro sono rimasti fuori dai lavori precedenti e che invece meritavano visibilità. Ed in effetti, tracklist alla mano, viene difficile definire minori una serie di canzoni contenenti al loro interno tutte le peculiarità di un cantautore che se a proprio nome continua ad essere ancora oggi abbastanza di culto, quando ha scritto per altri ha saputo prendersi le sue belle soddisfazioni (è l’autore di quasi tutti gli ultimi best-seller della Nannini, ad esempio).
E il tutto, va detto, non è un caso. Perché Pacifico ha quella che si dice una scrittura letteralmente da manuale, ovvero un songwriting che chiunque si appresti a scrivere una canzone in italiano (anche tu lì a casa, nella tua cameretta, che leggi e sfavilli per Dente) dovrebbe tenere in considerazione per farci qualche sano ragionamento. Pacifico sa armeggiare con quadrature sintetiche a presa rapida (La giostra), addensa come pochi malinconie e dolcezze in bozzetti acustici strappacuore (Aprire la mano, Non sentire ragioni), è straordinariamente a suo agio con il tipico pezzo leggero ma pensante (Cazzeggio. Metagore. Filosofia). Quasi riesce a risultare credibile anche quando si avventura in un maldestro tentativo italo-disco (Sarai l’estate). Insomma: riesce bene in (quasi) tutto, è melodico, pop, eppure autoriale; non usa parole difficili o intellettualismi, ma evita anche le ruffianerie. In altre parole è sempre giusto e, cosa non secondaria, padroneggia la tecnica, il mestiere – ascoltate come appoggia le parole sulla melodia. In cosa credi è semplicemente la dimostrazione, o se si vuole la conferma, che lui è fra quelli bravi. Perché a quelli bravi vengono bene anche i dischi di B-side come questo.
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