Recensioni

Quando arriva un nuovo album degli Shearwater è difficile intuire a cosa dobbiamo davvero prepararci, specialmente da quando Jonathan Meiburg ha iniziato a integrare nel proprio sound elementi vigorosamente post-punk (che, a onor del vero, non hanno convinto proprio tutti) e si è dilettato nella rilettura live della trilogia berlinese di David Bowie. Non solo: ha ridimensionato l’ensemble – riducendolo a due soli collaboratori stabili, il polistrumentista Dan Duszynski (già con lui nei Loma) e la tastierista Emily Lee – e al contempo si apre sempre più a contributi esterni. Questo rende The New World un lavoro tanto corale quanto essenziale e perfettamente a fuoco. Gli echi dei Talk Talk di Spirit of Eden e Laughing Stock non devono sorprendere (erano già bene in evidenza nei lavori passati, e tra i piani di Meiburg c’è anche quello di rileggere i due dischi del compianto Mark Hollis nel 2029), così come le reminiscenze radioheadiane di Daydream Unbeliever. Dalla comfort zone arrivano anche i richiami ai Sigur Rós, laddove suoni eterei e tensione si fondono, senza dimenticare i Blue Nile di Paul Buchanan, i Roxy Music di Avalon e persino lo Scott Walker di Climate of Hunter nell’efficace Slugs in the Marigolds.
Non è certo una vita noiosa, quella di Meiburg. Quando suonava negli Okkervil River accarezzava l’idea di fare lo scienziato: vinse una borsa di studio e conseguì una laurea magistrale in geografia. Poi arrivarono gli Shearwater, un dottorato in biologia e una parallela carriera come apprezzato autore di libri naturalistici.
“Da dieci anni lavoro contemporaneamente a progetti musicali e letterari, ed è inevitabile che finiscano per sovrapporsi”, ha ammesso l’artista texano. Per capire quanto musica e natura siano legate nella sua visione, basta ascoltare l’uso evocativo dei field recordings. Se in The Great Awakening – fortemente influenzato dal suo libro A Most Remarkable Creature, dedicato alla storia naturale del Sud America e ai caracara – spiccavano le registrazioni di tucani e scimmie urlatrici, in questo nuovo disco si passa dai rintocchi delle campane e dal verso dei merli berlinesi che introducono il piano di More and More fino ai latrati dei coyote di Los Angeles in You and Your Dog, passando per i corvi amazzonici di The Only Sound I’m Afraid Of. Non si tratta di semplici sfondi, ma di elementi che fanno parte della musica stessa. Contemporaneamente al disco, Meiburg ha lavorato a un nuovo libro dal titolo The Secret Land: The Once and Future Life of Antarctica. Ma se il precedente album era nato in piena pandemia, questa volta tutto si è rimesso in moto in modo più organico e senza alcun senso di oppressione.
Il progetto ha preso forma in più studi e con una ricca lista di collaboratori che va da Jamie Stewart degli Xiu Xiu (che suona il gong in More and More) a Leo Abrahams. Se nel Dandysounds Studio a Dripping Springs, in Texas (di proprietà di Dan Duszynski), c’era il rischio di adagiarsi troppo tra le routine quotidiane – colazione, cani, spesa e lavoro – la scossa decisiva è arrivata da Shahzad Ismaily negli studi Figure 8 di Brooklyn. È grazie a lui che nel disco compaiono i musicisti maliani Mamadou Kouyate, Moctar Kouyate e Mahamadou Tounkara. “Stavamo per chiudere i lavori, non ci fermavamo mai a lungo, giusto tre o quattro giorni alla volta”, ha raccontato Meiburg. “Prima della seconda sessione, Shahzad chiamò dicendo: ‘Ci sono dei musicisti maliani che compongono i Ngoni Ba; alcuni membri non sono qui, ma suoneranno in zona la settimana prossima. Credo stiano cercando ingaggi e mi chiedevo se vi andasse di farli suonare nel vostro disco’”.
La risposta è stata, ovviamente, sì. Sempre al Figure 8 sono nate le partecipazioni di Firaz Zriek al qanun (coinvolto mentre registrava con un ensemble palestinese al piano di sotto) e di Lia Pikus al violoncello, ma anche di Doug Wieselman (clarinetto e sassofono). Gli Shearwater hanno conosciuto quest’ultimo grazie a Laurie Anderson, da dieci anni sua madrina artistica per Meiburg e voce recitante nella conclusiva, intensa, You and Your Dog. “Ho creato una traccia basata solo su quella figura pianistica ripetuta all’infinito, poi abbiamo iniziato ad arricchirla con piccoli elementi. Non mi piaceva affatto il suono della mia voce, né le melodie che avevo in mente”, ha dichiarato Meiburg. Da qui la scelta di scrivere un racconto e affidarlo a Laurie, che ha registrato due versioni da stati d’animo opposti (una fredda e distaccata, l’altra carica di emozione) poi sapientemente fuse insieme. “È una voce che ispira fiducia a prescindere… E il luogo in cui ti porta in questa canzone è un po’ inquietante. Poi il disco ti lascia lì, in una dissolvenza lunghissima”.
Un’altra figura chiave per il labor limae di The New World è stata senza dubbio quella di Leo Abrahams, collaboratore di Jon Hopkins e Brian Eno, che ha messo a disposizione il suo studio londinese, The Shelter. Lì le canzoni sono state rifinite, soppesando ogni elemento ed eliminando il superfluo.
Arrivati alla loro undicesima prova discografica, gli Shearwater consegnano uno dei lavori più coerenti, intensi e definiti della loro carriera. L’album li riporta alle atmosfere e agli splendidi livelli di Rook, ma con una consapevolezza nuova. La scena sonora è fluida e spaziosa, arricchita da arpeggi in evidenza, melodie eteree e una solida ossatura ritmica. Autoprodotto e realizzato grazie a una campagna di crowdfunding dopo anni trascorsi con Sub Pop e Matador Records, The New World rappresenta puro talento in libertà ed è, al momento, una delle vette artistiche assolute del 2026.
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