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Spider-Man: Brand New Day, in un certo senso, costituisce un successo già per la sua sola esistenza. Arrivare al quarto capitolo di una saga stand alone dedicata a Spider-Man rappresenta infatti un unicum nella storia del cinema e testimonia l’ottimo stato di salute di questa incarnazione del supereroe. Uno scenario praticamente opposto a quello dell’universo in cui il personaggio è inserito: quell’MCU in crisi ormai dal post-Endgame.

A onor del vero, c’è da dire che il percorso dell’Arrampicamuri di Tom Holland è sempre stato virtuoso e accolto con entusiasmo dai fan statunitensi e internazionali, soprattutto grazie a un’interpretazione autoriale che ne ha fatto un protagonista realmente capace di parlare ai suoi coetanei. Il fatto che sia anche lo Spider-Man più sensibile e introspettivo dovrebbe far riflettere su quali siano i bisogni degli adolescenti di oggi.

Spidey e NY.

Non a caso la forza di questo nuovo film, diretto da Destin Daniel Cretton – lo stesso di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, dal quale riprende anche qualche riuscitissimo momento wuxia – risiede proprio nella capacità del supereroe di farsi specchio della condizione precaria dei giovani, per di più in una fase già delicatissima come il passaggio all’età adulta. L’intera vicenda è costruita come una grande metafora di questa transizione, che coinvolge corpo, mente e cuore.

Lo schema di base è quello classico dei cinecomic: una nuova minaccia investe tanto il mondo reale quanto quello interiore del protagonista, che potrà sconfiggerla soltanto dopo aver risolto il proprio conflitto personale. Per Spider-Man questo meccanismo ha sempre coinciso con un confronto capace di generare una nuova maturazione. Anche qui accade lo stesso, perché la minaccia possiede tutte le caratteristiche necessarie ad alimentare la crisi del supereroe.

Dopo la drammatica scelta di Peter di non rivelare a MJ (Zendaya) e Ned (Jacob Batalon) la propria identità, Spider-Man è diventato una versione marveliana del Cavaliere Solitario. Apparentemente è il frutto di una maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità; in realtà è il risultato di uno stacanovismo estremo, perseguito nel vano tentativo di colmare un vuoto emotivo.

Il vuoto emotivo.

Un vuoto emotivo che si è trasformato in un autentico buco nero identitario, perché il ritorno dai propri affetti passa attraverso la difficilissima decisione di riuscire a essere, insieme, Peter Parker e Spider-Man. Un altro grande leitmotiv della storia editoriale del personaggio, qui amplificato dalla presenza di Bruce Banner (Mark Ruffalo), tornato finalmente a essere una figura tragica come non accadeva da anni.

Uno dei messaggi più belli di Spider-Man: Brand New Day riguarda proprio la necessità di ricostruire un senso di comunità: un percorso che parte dall’accettazione di sé, passa attraverso la sincerità nei confronti delle persone che amiamo e arriva fino al riconoscimento di una comune umanità anche in chi, a prima vista, ci appare distante. Il film propone tutto questo come antidoto ai mali del presente e gli conferisce persino una sfumatura antigovernativa estremamente interessante.

Naturalmente, oltre a questi spunti di riflessione, la pellicola è anche un ottimo blockbuster MCU. Fa parte di un universo più grande e, proprio per questo, è chiamata a svolgere molte funzioni contemporaneamente. A differenza di buona parte delle produzioni più recenti, però, possiede una struttura autonoma, una parabola drammaturgica compiuta e un’identità editoriale ben definita. I riferimenti ai fumetti sono numerosi, così come le citazioni ai precedenti film di Spider-Man e ad opere appartenenti ad altri generi. Si è parlato perfino di suggestioni cronenberghiane, anche se, a parere di chi scrive, si tratta di un’interpretazione quantomeno azzardata. Al tempo stesso emerge una chiara volontà di ripensare l’azione, sia nelle sequenze di combattimento sia nel modo in cui vengono messi in scena i movimenti dell’Uomo Ragno.

Mimì e Cocò.

Grande attenzione è stata riservata anche al modo in cui viene rappresentata New York (pur essendo il film stato girato in larga parte in Scozia). La città diventa un personaggio a tutti gli effetti: restituisce la cupezza del momento attraversato dal protagonista, dalla storia e, più in generale, dal mondo contemporaneo, ma al tempo stesso rafforza quel senso di comunità tanto prezioso quanto fragile. Una sensazione che negli Stati Uniti si percepisce ormai da anni.

L’aspetto migliore di Spider-Man: Brand New Day è che tutto ciò di cui abbiamo parlato finora convive in modo sorprendentemente organico. Il film non appare mai diviso in compartimenti stagni né procede per blocchi o bruschi cambi di tono. Nonostante una sceneggiatura rimaneggiata durante la lavorazione, il risultato finale conserva una notevole coerenza interna e un’omogeneità tutt’altro che scontata. Ogni elemento trova il proprio posto, contribuendo a un insieme pieno e compatto che favorisce l’immedesimazione dello spettatore senza mai dare l’impressione di forzare il racconto.

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