Recensioni

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A proposito di Fake It Flowers, debutto discografico di Beabadoobee, ci si chiedeva su queste pagine «se questo zuccheroso revival anni Novanta rischiasse di relegarla a feticcio per i nostalgici» dato che l’evoluzione già allora sembrava puntare «a dell’insulso pop streaming-friendly».

Era il 2020, anno in cui il suo dolceamaro gioiello bedroom pop Coffee veniva campionato nella hit Deathbed (coffee for your head) del rapper canadese Powfu (a proposito, che fine ha fatto?).

In piena pandemia, tra camere da letto trasformate in safe spaces, nostalgia e cura di sé, quel brano è diventato uno dei più usati su TikTok, superando i 6 milioni di ascolti, secondo un articolo di Iconosquare del 2022. Un’era fa: Deathbed è finita nello stesso cassetto della memoria che ospita Dogg Face che gira sullo skate con Dreams dei Fleetwood Mac in sottofondo, e le coreografie sulle note di Savage di Megan Thee Stallion.

Ma un reel non dura per sempre. La dolcezza anni ’90 si è trasformata in zoomergaze, mentre Beabadoobee ha preso una direzione diversa, edulcorando ulteriormente la sua proposta con il non del tutto convincente Beatopia del 2022. Un album che, volendo o no, l’ha inserita nel calderone swiftiano di introspezioni adolescenziali, spalancandole però le porte del mastodontico Eras Tour del 2023 come opening act.

Quel 2019 in cui Beabadoobee cantava di voler essere come Stephen Malkmus sembra ormai lontanissimo. L’operazione di distacco dall’estetica emo/shoegaze/lo-fi si completa con This Is How Tomorrow Moves, prodotto da Rick Rubin, che dosa sapientemente i richiami agli anni ’90, relegandoli a pochi pezzi e momenti intermittenti, talmente rapidi che quasi non ci si accorge di loro (e ci si ritrova a desiderarli). L’album esplora temi di crescita personale, maturità e un futuro immaginato o rimpianto, con la consapevolezza degli errori del passato. I pezzi che portano il marchio anni ’90 sono l’iniziale Take a Bite, con un mix che privilegia le chitarre acustiche alla Alanis Morissette post-Jagged Little Pill o alla Natalie Imbruglia di Torn e Shiver (o, per farle un complimento, Edie Brickell & New Bohemians). Troviamo anche tracce più gaze come California o Post, con un chitarrismo nervoso che soddisfa i fan della prima ora, e ballate come Beaches, che ricorda in modo quasi involontario i Buffalo Tom di Taillights Fade.

Altrove, prevale un classicismo leggermente weird, una via di mezzo fra i Moldy Peaches e il pop più sentimentale, con una vaga componente exotica-bossanova (A Cruel Affair). Pezzi che parlano di cuori spezzati, epifanie sentimentali. Un diario intimo (o egotico) pieno di rimpianti, piccole amarezze, e momenti di regressione. Il suono è levigato, caldo, con la componente lo-fi recuperata ma attenuata in pezzi come Real Man o in Ever Seen, che sembra una collaborazione immaginaria tra Taylor Swift e i Beirut.

Chiusa la stagione del revival anni ’90, Beabadoobee in This Is How Tomorrow Moves si presenta come l’autrice di un folk pop sommesso, elegante e patinato, avvolto da romantici esotismi dai toni acustici. Un escapismo verso una proposta pop senza tempo, meno da Tik Tok e più classica (esiste un produttore più classico, nel senso di canone Bloomiano, di Rubin?).  La classifica album britannica l’ha premiata con un fugace primo posto, salvo farla scivolare al 45° nella seconda settimana. Il rischio che corre la musica di Bea Kristi del resto è sempre quello: diventare muzak piacevole da ascoltare, ma destinata a lasciare poche tracce. Che sia questo il modo di immaginarsi il futuro? Un continuo spostare all’indietro l’immaginario (non vissuto) da rimasticare?

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