Recensioni

6.5

L’avevamo lasciata nelle mani di Jack Antonoff a menare una danza intima, dal forte sapore cantautorale/folk che rispondeva la nome del suo secondo disco, Sling. Era il 2021 e per gli standard che vanno per la maggiore oggi, sembra passato un secolo. A lasciare perplessi allora noi e Stefano Solventi che firmava la recensione, non era la mancanza di capacità, di mezzi o altro, ma proprio questo sbocconcellare melodie, che in un’artista comunque pop sono un elemento cardinale della produzione. Nel frattempo, non per dire, ma sul serio, Claire Cottril è crescita e ormai ha raggiunto un’età in cui le etichette appiccicatele addosso dai suoi esordi sono sbiadite, si sono progressivamente staccate e non dicono più niente di chi sia lei – artisticamente – oggi. Via il fenomeno buono solo per TikTok, dentro una cantautrice matura che, in una recente intervista, confessa il suo amore per la colonna sonora di Popeye, ovvero per quel genio della canzone americana che è stato Harry Nilsson.

E per ritrovare almeno in parte quelle produzioni calde e fascinose degli anni Settanta, Clairo si affida a un produttore, Leon Michels, che è noto per mettere poca croccantezza ai suoni e invece prediligere calore, i colori del legno, del riflesso del sole sugli ottoni. Registra tutto in analogico per provare l’ebbrezza del fruscio dei nastri d’antan e lo fa insieme a una band strumentale di jazz newyorchese devota custode del verbo del funk e del soul più dolce. Ne viene fuori un disco dalle atmosfere ben definite, ma suadenti e avvolgenti, capaci di portarti con la mente da qualche parte che non è ben chiaro cosa sia, ma sembra il risultato dell’aver preso coscienza dell’essere adulta, tra epifanie agrodolci (come per esempio il desiderio di essere sexy per qualcuno, come canta in Sexy to someone), riflessioni sull’esistenza che ormai non è più confinata nel reame del bedroom pop.

Ci sono alcuni pezzi uptempo che mostrano pregi notevoli: la stessa Sexy to someoneAdd Up to My Love che porta in California con slanci quasi disco, una Thank you che svolazza dietro a un flauto come fossimo in un’altra epoca. Oltre che la botta di energia, a far funzionare questi brani ci sono hook che si appiccicano alle orecchie, che finalmente sembrano aver trovato la direzione che dovevano trovare. Non siamo ancora del tutto fuori dal pantano di una scrittura che, come si è detto, promette più di quanto mantenga. Ci sono incertezze (Terrapin), qualche passaggio che sembra un compitino ben eseguito ma con poca anima (Juna). Charm sarà sicuramente amato dalla fan base, incensato dalla critica probabilmente oltre i suoi meriti, che sono quelli di aver trovato forse un direzione in cui andare.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette