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Ebbene sì, sono passati ben trenta anni da quando i Marlene Kuntz si sono fatti strada nel panorama musicale nostrano sfornando un indimenticabile disco d’esordio in grado di influenzare l’intera scena con un rock genuino e abrasivo esplicitamente debitore dell’esperienza noise newyorchese degli anni ’80.

Ovviamente stiamo parlando di Catartica: una pietra miliare del genere caratterizzata da un’alchimia perfetta tra aggressività e malinconia resa ancora più incisiva dai testi poetici di Cristiano Godano.

Un evento così importante non poteva che essere celebrato in una maniera altrettanto speciale, e per questo motivo, a due anni di distanza dal loro ultimo progetto, Karma Clima, lo scorso 12 marzo i Marlene Kuntz sono tornati alla ribalta con Catartica 2024, un tour ad alto tasso di emotività al quale sono state aggiunte diverse date estive. Interamente dedicato a ciò che la band ha prodotto tra il 1994 e il 1999, Estate Catartica 2024 (questo il titolo nuovo) ha raggiunto anche il Flowers Festival di Collegno (conclusosi il 13 luglio con l’esibizione dell’esibizione degli Africa Unite e di Adrian Sherwood).

Andata in scena martedì 9 luglio, la serata catartica è stata inaugurata da Max Collini e Jukka Reverberi che, spalleggiati da un piccolo busto di Lenin, hanno ridato voce e vita a Storie di antifascismo senza retorica, dei racconti di resistenza diffusa che, per certi versi, hanno attraversato anche il live dei Marlene. Fra luci calde intente a squarciare il buio circostante, e un grande telo rosso stagliato sul fondo, Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Luca Lagash, Sergio Carnevale e Davide Arneodo sono apparsi sul palco quasi come delle ombre: delle figure tornate da un’odissea tanto tetra quanto carica di rinnovamento. E non è un caso se i colori dominanti del concerto sono stati proprio il rosso e il nero, un connubio cromatico antico usato inoltre nella tradizione alchemica per simboleggiare le fasi essenziali di Nigredo e Rubedo della Grande Opera.

Foto: Fabio Marchiaro

Un’atmosfera intima e raccolta ricreata grazie anche alle note della nostalgica Trasudamerica che hanno dato inizio alle danze. E nonostante il tempo sia passato con la sua inesorabilità bisogna ammettere che i Marlene Kuntz continuano ad avere una vivacità ed un’energia tali da fare invidia a molti.
A confermare ciò è stata l’esecuzione sorprendente di canzoni emblematiche tratte da Catartica, Il Vile e Ho Ucciso Paranoia; tra queste ricordiamo Festa Mesta, Ape Regina, Sonica e Infinità.

Si è trattato di uno spettacolo elettrico e vibrante che con fragore e dolcezza non ha risparmiato il tempo né per ritmi sincopati (L’agguato, 1° 2° 3°, Lamento dello sbronzo) né tantomeno per ballate quali Nuotando nell’aria e Lieve, quest’ultima dedicata al comune amico di una vita Luca Bergia. Inevitabili i momenti di pogo collettivo che hanno coinvolto chiunque toccando l’apice con il celebre cavallo di battaglia dei Marlene, MK, che ha sancito la fine del live. Non solo grandi successi però, a impreziosire tutto il repertorio ci hanno pensato infatti Aurora e Hanno Crocifisso Giovanni, rispettivamente contenute nell’EP del 1998, Come Di Sdegno, e nella compilation/colonna sonora del progetto del 1995, Materiale Resistente.

È un’energia inesauribile quella di Godano e soci, così incisiva da prevalere anche nei momenti più bui, un’attitudine innata che dal 22 settembre al 12 ottobre li porterà ad attraversare l’Europa con tappe che toccano Parigi, Bruxelles, Berlino, Londra e Lugano. I complimenti questa volta sono veri e, no, sentirli suonare dal vivo per circa due ore filate non è per niente una festa del cazzo!

Foto: Fabio Marchiaro
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