Recensioni

“Ciò che fu, ciò che è stato, ciò che è, ciò che è scampato, cellula dormiente risvegliata al presente. Allerta sto, inquieto l’orizzonte, allerta sto!”. Queste le perfette parole che, grazie all’affettuosa solennità di Annarella Giudici, la sera del 27 giugno hanno dato il via al live dei CCCP in occasione del Flowers Festival. Più che di un concerto si è trattato di un momento totale e totalizzante, un’emozione sempre più indefinibile che è riuscita ad attraversare all’unisono i corpi delle circa ottomila persone presenti al Parco della Certosa Reale. Per questo motivo, tutte le perplessità, le polemiche e le eventuali idolatrie si sono magicamente dissolte consentendo a un pubblico fatto tanto di vecchi aficionados quanto di giovinastri pronti al pogo, di restare esclusivamente nel presente durante tutte e due le ore abbondanti dell’esibizione.
Perché sì, nonostante tutto, l’ormai storica (e storicizzata) band emiliana continua a portare alta la sua bandiera creando una sorta di cortocircuito temporale nel quale nulla sembra essere cambiato, fatta eccezione per una maturità artistica e professionale evidenziata soprattutto dalla presenza di luci scenografiche, di turnisti, e di Ledwall posizionati ai lati del palco.

Anticipati dall’esibizione di Lamante (passata purtroppo in secondo piano), Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Danilo Fatur e Annarella si sono finalmente manifestati sulle note dell’emblematica Depressione Caspica, che funge anche da traccia di apertura della raccolta In FEDELTÀ la LINEA c’è. Un incipit avvolgente e al contempo elettrico che è deflagrato con le successive Rozzemilia, Tu menti e Per me lo so.
Fra una performance e l’altra di Fatur (sorprendentemente ben lontane dal risultare ridicole o cringe) si sono susseguite canzoni memorabili che eseguite nel 2024 si sono arricchite di significati nuovi che oltre a essere tremendamente attuali rasentano l’eterno. Impossibile a questo punto non citare il profetico slogan “Produci, consuma, crepa!” contenuto in Morire, e brani come Radio Kabul o Guerra e Pace.

E proprio su quest’ultima, a circa metà concerto, è fatalmente saltata la corrente provocando un silenzio preoccupante che si è protratto per almeno un quarto d’ora. Guasto tecnico o presunto sabotaggio (come ha avanzato qualcuno) da parte della schiera di punk duri e puri che hanno organizzato un apposito controconcerto sempre all’interno del parco? Qualunque cosa sia successa Giovanni Lindo ha avuto subito la battuta pronta affermando con ironia che “lo psichiatra dei CCCP dell’epoca avrebbe detto che la corrente è saltata per eccesso di contenuti”.

Riprese le redini della serata, e dopo le esecuzioni toccanti di Libera Me Domine e Madre, è arrivato il momento di grandi classici quali CCCP, Curami, Emilia Paranoica, e la commovente Annarella che ha contribuito alla diffusione di una strana intimità condivisa. Fra le numerose canzoni in scaletta (tutte estratte dalla loro recente compilation), si sono fatte strada anche due cover: la celebre Bang Bang di Dalida – che ha dato il La a Spara Jurij – e Kebab Träume dei Deutsch-Amerikanische Freundschaft (esatto, proprio quelli di Der Mussolini).
Un tour de force emotivo che ha sancito la fedeltà dei CCCP a una linea che, in verità, assomiglia sempre più a un vero e proprio cerchio.
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