Recensioni

8

Il 13 maggio 1994, mentre in America il fenomeno grunge implode con il suicidio di Cobain e in Inghilterra – con Blur e Oasis in rampa di lancio – il britpop sta per raggiungere il suo apice, in Italia i Marlene Kuntz danno alle stampe il loro debut album: prodotto da Marco Lega per il Consorzio Produttori Indipendenti, Catartica diventa in breve tempo punto di non ritorno e imprescindibile riferimento per il rock italiano (o sarebbe meglio dire IN italiano, tanto labile è il legame tra il suono della band cuneese e la tradizione musicale tricolore in quest’ambito).

Nato sotto la benedizione di Giovanni Maroccolo (che aveva scovato la band in quello che ai tempi era uno dei contest musicali più ambiti, Rock Targato Italia), il primogenito di casa Marlene deve i suoi natali alle cavalcate elettriche e alle deflagrazioni noise dei Sonic Youth (omaggiati, nel titolo e nelle sonorità, da Sonica, vero e proprio brano-manifesto della band), unite ad una capacità espressiva vicina al primo Nick Cave, con un cantato che a più riprese richiama invece il salmodiare del compagno (e fondatore) di etichetta Giovanni Lindo Ferretti, ai tempi frontman dei neonati CSI.

Quattordici brani figli di una poetica antisociale, antisanremese, dotati di una violenza espressiva a volte tanto estrema da sfiorare le sponde del rock più scuro; episodi esistenzialisti e nichilisti quanto basta per imprimere una traccia indelebile nel panorama musicale italiano. Ritornelli killer – un esempio su tutti Festa mesta, instant classic del canzoniere marleniano – a impreziosire testi in cui il cinismo non lascia spazio alla rassegnazione, e dove Godano riesce nel compito fino ad allora impensabile (in Italia) di associare a certo tipo di rock una capacità di raccontare storie con un linguaggio ora “alto”, ora crudo e diretto, in un immaginario potentissimo ed estremamente personale: una riflessione costante, catartica, sul vivere moderno o, più probabilmente, sull’intramontabile spleen baudleriano applicato alle categorie moderne.

Tra le sferzate elettriche del duo Tesio-Godano e l’incedere nervoso dietro alle pelli di Luca Bergia, trovano spazio anche momenti di apparente quiete – su tutti Lieve e Nuotando nell’aria – come parentesi riflessive e malinconiche, anche se mai abbandonate dal mare magnum di chitarre ed esplosioni sonore in cui il disco è annegato, quasi a voler mantenere una tensione costante, quale che sia il climax di fondo. E ancora echi industriali, post punk, post-grunge (Giù Giù Giù è la più nirvaniana del lotto), con la voce di Godano a scuotere e cullare, abbracciare e respingere, come un Rozz Williams all’apice della sua rabbia, o un Nick Cave al culmine della sua introspezione – da ascoltare in tal senso Gioia (che mi do).

Pietra miliare del rock italiano assieme al quasi coscritto Hai Paura Del Buio? dei cuginetti meneghini Afterhours, Catartica è esordio e probabilmente zenith creativo dei Marlene Kuntz, da qui in poi assurti a band di culto dal popolo alternative, in una devozione che perdura ancora oggi, nonostante una decisa, discussa e non del tutto riuscita virata cantautorale.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette