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Serata centrale nel cartellone de La Prima Estate 2025. Tra l’inaugurazione con Mogwai, Spiritualized e Yard Act e la chiusura con TV On The Radio, il 21 giugno si avvicendano tre nomi di grande eleganza che, ciascuno a loro modo, fanno quasi cinema in musica, anche grazie all’ottima acustica del Parco BussolaDomani, a Lido di Camaiore (LU).

I Calibro 35 arrivano on stage per accelerare, in giacche e cravatte da Reservoir Dogs a dispetto del caldo, tonici e al solito impeccabili, tra brani dal nuovo album Exploration appena uscito e recuperi, pure da Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale... La ricetta strumentale, marchio di fabbrica, scivola via in scioltezza, prodiga di dettagli da gustare.

Calibro 35
Calibro 35, foto di Stefano Dalle Luche

Quando scocca l’ora di St. Vincent, attesissima, la situazione si cristallizza attorno alla coolness di una figura sotto ogni aspetto straordinaria. Icona. Nell’impatto da performer fuori categoria, reso dalla perfezione di qualsiasi movenza, mimica, occhiata. La musicista statunitense, in total black e calze immancabilmente strappate, è un animale fuori di gabbia che si contorce, rotola a terra e torna a divertirsi, munita peraltro di buona ironia. A supporto, un’ottima band di quattro elementi dal sound dark rock flirtante a tratti con industrial o funk, con tanto di drum solo di Mark Guiliana.

Quando imbraccia le chitarre e va libera sulle sue corde, si hanno i momenti più alti: da Cheerleader a Marrow. Quando si dedica alle ballad concentrandosi sul microfono, arrivano chicche come una New York – uno dei tanti ripescaggi da MASSEDUCTION, inclusi Fear The Future, Los Ageless, Sugarboy – intonata comodamente e teatralmente seduta a bordo palco. Quando si spoglia dallo strumento, è tarantolata su Broken Man, dall’ultimo album All Born Screaming, la cui title track chiude le danze. Tutti a urlare per Annie Clark.

St. Vincent, foto di Stefano Dalle Luche

A proposito di palco, l’ultimo cambio è lungo perché gli Air, cioè Nicolas Godin e JB Dunckel, supportati da un terzo membro alla batteria, in minimal total white, montano un’autentica scatola delle meraviglie retrofuturista, un parallelepipedo kubrickiano all’interno del quale suonano con perizia – manco a dirlo – robotica e proiettano nuovi spazi, astronomici, mentali e da abitare.

Trattasi probabilmente del miglior live set fra quelli visti del combo francese, vuoi per la bellezza della scenografia e relative luci, altamente personalizzate, vuoi per la risucchiante efficacia del mix di brani più o meno storici, tra i primi ovviamente quelli tratti da Moon Safari, a partire da un bluastro Sexy Boy accolto con un boato. La prima parte della scaletta è interamente dedicata al disco-esordio di culto del 1998, mentre la seconda, bis inclusi, assembla ricordi dai successivi 10 000 Hz Legend (Electronic Performers, a suggello) e Talkie Walkie (Run, Alone In Kyoto, ecc.), persino dalla colonna sonora di The Virgin Suicides – peccato, magari, per il sorvolamento sul riuscito Pocket Symphony.

Viene giù qualche goccia di pioggia mentre i lampi minacciano il cielo, ma scende giù anche più di una stella.

Air
Air, foto di Stefano Dalle Luche
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