Recensioni

Lo scorso anno lo avevamo ritrovato al fianco di Peter Buck dei R.E.M., con cui ha completato la trilogia iniziata da Beat Poetry For Survivalists e proseguita con All The Kids Are Super Bummed Out, un omaggio affettuoso e sghembo alla psichedelia degli anni Sessanta. Sorta di alter ego di Robyn Hitchcock, Luke Haines è da sempre uno specialista nel trasformare le proprie ossessioni culturali in concept album colti, ironici e volutamente eccentrici. Ex leader degli Auteurs e anima di progetti come Black Box Recorder e Baader Meinhof, dall’inizio degli anni Novanta ha costruito un culto personale mescolando pop d’autore, glam, folk e spoken word, coniugando satira e recupero dei lati più bizzarri della cultura inglese.
Concentrandosi sulla televisione per ragazzi della Gran Bretagna degli anni Sessanta e Settanta, Izzy Wizzy Let’s Get Busy prosegue proprio lungo questa traiettoria. Il titolo riprende il celebre tormentone del pupazzo Sooty per addentrarsi in un piccolo mondo antico fatto di illusionisti televisivi, negozi di magia e occultismo pop.
Più che dalle parti della weirdness visionaria di Syd Barrett, in queste quattordici tracce Haines recupera suggestioni proto-glam riannodandole a un universo fiabesco e surreale. C’è il Kevin Ayers più assurdista e il primo Marc Bolan dei Tyrannosaurus Rex, infarcito di simbolismo magico. Ancora più calzante è il parallelo con la Bonzo Dog Doo-Dah Band, campioni di surrealismo e parodia della cultura inglese, eredi di una lunga tradizione di eccentrici britannici che trasformano il quotidiano in teatro dell’assurdo.
Le canzoni, più che indagare la musica d’intrattenimento per bambini, immaginano Haines nei panni di un improbabile cantastorie con il libro delle fiabe aperto davanti a una platea di piccoli ascoltatori. Solo che, al posto di principesse e creature incantate, dalle pagine emergono brandelli di cultura pop televisiva, musicale e fumettistica: un intrico di siepi oltre cui la memoria collettiva britannica viene deformata fino a rivelare un “magick” che spesso coincide con il suo lato oscuro (The Omen 2). Ancora una volta, un grande Haines.
Amazon
