Recensioni
Four Tet, Amelie Lens, Skrillex
Kappa FuturFestival
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Valerio Veneruso
- 9 Luglio 2026

Ebbene sì, anche quest’anno si è celebrato a Torino quel grande rituale estivo conosciuto con il nome di Kappa FuturFestival, e anche questa volta è stato incredibile. Che piaccia o meno, il Kappa oramai non è più solo un festival ma bensì qualcos’altro: un simbolo globale, un punto di riferimento per tutti i cultori della musica techno (ed elettronica in generale) nonché una risorsa economica per la città e, di riflesso, per il Paese intero.
Giunto alla sua XIII edizione, il KFF 2026 ha infatti portato nel capoluogo piemontese ben 125mila persone provenienti da 152 nazioni che hanno determinato un indotto complessivo stimato trai 30 e 50 milioni di euro. Sono numeri questi che attestano sì la grande qualità dell’evento (posizionato all’ottavo posto della classifica Top100 Festivals di DJ Mag), ma che ci ricordano ancora una volta dell’immenso potere che ha il capitale: una forza immensa e misteriosa in grado di rendere tollerabile ciò che abitualmente non viene concesso, e di normalizzare ciò che solitamente tanto legale non è. Ma andiamo con ordine.

Devo ammettere che dopo l’esperienza dell’anno scorso l’attesa per il Kappa si è sentita tutta, fino alla fine. Anticipato da un inaspettato DJ set nello storico mercato centrale di Porta Palazzo, con Seth Troxler e DJ Tennis, il KFF ha ufficialmente dato il via alle danze la mattina del 3 luglio spalancando le porte dell’emblematico Parco Dora. Con 6 palchi – di cui uno ampliato, il Solar –, e più di 130 artisti, anche quest’ultima edizione non ha perso tempo nel mostrare un certo carattere presentando una line-up convincente già dal primo giorno. In consolle nomi di un certo spessore come Skream, B2B con Floating Points), e Palms Trax che, insieme a John Talabot, ha portato in pista qualche spruzzata di lo-fi house tendente all’acid; anche se è dalla sera che l’atmosfera si è riscaldata per davvero. Complici di un alzamento delle temperature, a parte il caldo onnipresente: Michael Bibi, il set hardcore spinto del DJ e producer olandese Dyen, il live con visual mozzafiato di Max Cooper, la techno mischiata con i Depeche Mode di Armin Van Buuren, la spietatezza di Solomun, e i groove ipnotici di Speedy J.
Al secondo giorno, il Kappa non ha ovviamente rincarato la dose con l’hard techno dal sapore anni ’90 di Anxhela, l’happy house di Agoria, l’acid di Erol Alkan B2B insieme a Confidence Man DJS, e Sebastian Ingrosso i cui visual sono stati dedicati a numerosi momenti dell’orgoglio nostrano: dalle esibizioni di Pavarotti al trionfo dell’Italia contro la Francia durante i Mondiali del 2006. In un set costituito principalmente da musica EDM mescolata con pezzi iconici (come Where’s Your Head At, dei Basement Jaax, e Dark and Long (Dark Train) degli Underworld, si sono insinuate anche alcune note di samba che in realtà hanno rappresentato una sorta di leitmotiv dell’intera kermesse: da Mochakk a Skrillex, passando per Dawn Patrol e Boys Noize, sono stati in diversi infatti a omaggiare il Brasile e le sue sonorità.

Scandita da slalom frenetici tra uno stage e l’altro, la giornata di sabato è volta al termine con gli artisti più attesi: Four Tet B2B con Skrillex (che ha letteralmente incendiato il pubblico dandogli la mazzata finale con celebri hit quali Scary Monsters and Nice Sprites, First of the Year (Equinox), e Bangarang), Carl Craig, e l’ineccepibile Richie Hawtin.
E se la penultima serata ha raggiunto vette molto alte, quella di domenica è stata decisamente la ciliegina sulla torta. Oltre agli ultimi set conclusivi, a rendere il tutto indimenticabile è stata una doppietta potentissima che si è susseguita al palco Voyager (sponsorizzato quest’anno dalla linea di profumi Xerjoff che lo scorso anno dominava il Solar); stiamo parlando di Charlotte de Witte – partita da subito con martellamenti potenti sfociati nella psytrance – e di Amelie Lens che, con tanto di pancione in bella vista ha sostenuto una performance cattiva e impeccabile di 190 minuti. E mentre sulla terrazza del Voyager le vibrazioni del pavimento definivano completamente i movimenti della mia danza, mi chiedevo inevitabilmente cosa stesse avvertendo in quel momento il feto della DJ: fastidio o una connessione totale con la musica e con tutto il resto? Vedere Amelie Lens ballare in stato interessante ha fatto sicuramente un certo effetto ma, dall’altro lato, mi è anche sembrato un genuino atto di inno alla vita. Sperando ovviamente in nessuna ripercussione futura sulla salute del/la nascituro/a.
Appunto negativo su questa combo (che probabilmente ha toccato anche altre esibizioni), la poco efficiente gestione dell’accesso alla terrazza che ha costretto gli acquirenti del pacchetto VIP – costato dalle centinaia alle migliaia di euro – a sentire i propri set del cuore in code lunghissime di oltre un’ora e mezza.
Dopo le due regine della techno, la staffetta è passata a Peggy Gou, al Nova stage, e a Boys Noize sul palco principale, il Futur. Tra visual apocalittici ad alto tasso di epilessia e techno danzereccia ma dal sapore industrial, il producer tedesco (attualmente partner in crime dei Nine Inch Nails) ha lasciato gradualmente spazio al king indiscusso della techno/house europea: Sven Väth che, armato di vinili, ha portato avanti un set super pro scandito da tutti i sottogeneri possibili e immaginabili fusi insieme con una maestria fuori dal comune. Degne di nota anche le performance del duo Toxic Machinery – al limite della gabber – e di Floating Points.

A prescindere dall’altissima qualità del tutto, anche quest’anno il Kappa si è contraddistinto per quel senso di libertà espressiva, e non solo, che raramente si respira nei festival musicali. Un mood sorprendente divenuto un vero e proprio marchio di fabbrica del KFF che, paradossalmente, è merito (anche) del capitalismo. Uno degli aspetti più interessanti del fenomeno Kappa Futur è infatti dato dalla presa di consapevolezza che l’assunzione delle sostanze stupefacenti (banalmente chiamate “droghe”) facciano inestricabilmente sia parte della cultura tekno-rave-tech-house ecc. sia della messa in pratica di riti collettivi che affondano le radici nella storia dell’essere umano sin dalla notte dei tempi.
Ed è proprio qui – grazie a controlli blandi, se non inesistenti, e a un’affollata postazione dedicata al Drug checking – che emerge tutta l’ipocrisia non solo della classe borghese nazionale ma soprattutto di un governo repressivo che non perde tempo a inasprire leggi sul consumo di certe sostanze e sull’organizzazione di rave party. Una contraddizione molto forte che fa vedere quanto sia facile chiudere entrambi gli occhi nel momento in cui iniziano a girare bei soldoni (un po’ come succede per l’annosa questione della graduale privatizzazione degli spazi pubblici laddove il cosiddetto “degrado urbano” si trasforma in una miniera d’oro per imprenditori dal naso lungo). E se fosse arrivata l’ora di mettere in atto politiche rivolte a un’informazione più coscienziosa di certe problematiche e a una ragionevole liberalizzazione che eviterebbe di arricchire le tasche di mafie di ogni tipo?
Grazie Kappa Futur per tutto quello che mi hai dato, pensieri sovversivi inclusi. Ci vediamo l’anno prossimo dal 2 al 7 luglio, sempre che non riesca ad andare al tuo debutto messicano previsto dal 13 al 14 novembre a Monterrey.

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