Recensioni

4.5

Per questo album di debutto, Thomas Raggi ha dichiarato di aver preso lezioni di canto per sei mesi, ma stipato com’è di ospiti in Masquerade, il suo contributo vocale non è certo la parte che spicca del lavoro (vedi For Nothing con Matt Sorum). La produzione è di Tom Morello, e il suo hard rock (anche svoltato crossover, ma senza esagerare) è evidente nelle tracce a cui ha partecipato, tutte escluse Fallaway con Maxim.

Della collaborazione tra il chitarrista dei Rage Against the Machine e quello dei Måneskin si era già parlato ai tempi di Gossip e di un singolo — in cui compariva un suo (pessimo) assolo, recuperato chissà da quale hard drive. Morello era inoltre presente anche al Whisky a Go-Go di Hollywood, uno dei luoghi culto del rock, per la presentazione del disco, con membri di Queens of the Stone Age, Smashing Pumpkins e Alice in Chains avvistati tra il pubblico.

Ribadiamolo, il rock qui è appunto una masquerade, una cosmesi che il folto numero di ospiti istituzionalizza nel (marginale) panorama mainstream rock mondiale. Che i vari Nic Cester, Chad Smith, Sergio Pizzorno, Alex Kapranos, Luke Spiller degli Struts e Maxim siano lì perché davvero credono nel progetto è tutto da dimostrare. Che un chitarrista se ne nutra a pieni polmoni in un lavoro così breve (27 minuti) la dice lunga sulle proprie ambizioni.

Di riff Raggi nei Måneskin ne aveva azzeccati, questo va detto, e uno stile nel suo chitarrismo emergeva pure. A maggior ragione va evidenziato quanto il suo contributo qui suoni ordinario, una smitragliata di rock, certo a pronta presa ma formulaico (vedi Fallaway con Maxim dei Prodigy che avrebbe potuto ibridare e fare invece è una melina carenata di nulla cosmico), funzionale a un pensiero che lo vorrebbe rivivere e continuare grazie a canzoni che, di fatto, tutto fanno tranne che raccontarci il presente, come sono perché soggetto è canzoni a una museologia da Hall Of Fame.

A tale spreco di energie si aggiunge una opener (Getcha!) in cui il giro di note più incisivo della breve scaletta viene gettato in pasto a un’ammucchiata di ospiti – Nic Cester, Jet e Chad Smith – rincorrono il lato modernista del marchio Jack White dalla porta dei QOTSA. Inutile pure la cover di You Spin Me Round (Like a Record), hit hi‑NRG degli anni ’80, qui ridotta a un lato C del repertorio dei Franz Ferdinand (Kapranos ci canta, la band partecipa). In confronto The Ritz con Spiller che pare un emulo degli Offspring, in questo continuo rimandare a una versione cartolina dei ’90, sembra una boccata d’aria fresca ma appunto, lo è perché la bilancia pende sempre a favore di ciò che viene imitato, o riprodotto con il favore degli stessi “originali”. A che pro se non quello di lanciare un side project che per visibilità e endorsement arriverà ad abbeverare le solite playlist dedicate, un assett nel borsalino finanziario della musica liquida.

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