Recensioni

Con Bridie Monds-Watson, nome reale che si cela dietro al moniker SOAK , ci eravamo lasciati prima dell’epica pandemia o, per essere più precisi, nella vita precedente. Grim Town, aveva convinto il pubblico ed evidenziato la rapida crescita dell’artista nordirlandese, fatto che si prospettava già dall’esordio, quando appena diciottenne dava alla luce Before We Forgot How to Dream (recensito da Giulia Antelli). Tuttavia, è proprio con If I Never Knew You Like This Again che sembra aver compiuto un ulteriore (forse il più lungo finora) salto in avanti.
Sebbene ancora giovanissima, SOAK è in possesso di un linguaggio codificato e riconoscibile che l’ha già resa tra le migliori rappresentanti del nuovo indie-queer britannico. If I never knew… non si discosta di molto dai precedenti lavori: stessa baseline che affonda nell’indie della generazione passata, voce tormentata e un’andatura piacevolmente sghemba. Di diverso c’è un racconto ancora personale che si fa più ampio e ragionato, sostanziato in una gigantesca riflessione sulla peste del XXI secolo: l’insoddisfazione. «Nothing scares me like my irrelevance», già nell’opener Purgatory, racconta in maniera candida ma decisa il concetto, cominciando a tratteggiare i macrotemi necessari a spiegare l’eziologia di un’esistenza fallace. Ecco quindi comparire cari andati via troppo presto, amori finiti o mai iniziati, il finto ambientalismo, la salute mentale, le paure per il futuro, la non binarietà.
Altro elemento che ha contribuito ad ampliare il suo spettro di fascinazioni è stata la registrazione in presa diretta dell’album, il suo primo realizzato in questa maniera. Una produzione di qualità che ha contribuito ad ampliare la palette sonora, valorizzando in particolare i momenti acustici come pretzel, swear jar, bleach e regalando uno spazio maggiore alle percussioni. Se a volte l’incedere malinconico e la ricerca di uno stato fetale ci hanno portato dalle parti della Phoebe Bridgers più elettrica o di Clairo, altre (la maggior parte) ci riportano allo spirito sardonico di Courtney Barnett o di Snail Mail.
L’ormai ex-promessa Monds-Watson ha sicuramente tutte le carte in regola per poter crescere ancora, ma intanto If I Never Knew You Like This Again sembra essere il lavoro più avanzato dei tre finora ascoltati. SOAK ha senza dubbio tempo e mezzi dalla sua per portare avanti una carriera “Academy worthy”.
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