Recensioni

«I drag a chair over to the window / And I watch what’s going on», recita Rae Street, il primo singolo estratto dal nuovo album di Courtney Barnett, Things Take Time, Take Time. Più che semplici versi, un manifesto programmatico che rappresenta alla perfezione quel rubare stimoli alla vita vissuta per restituirli all’arte che è da sempre una caratteristica della proposta musicale della musicista australiana. Ovvero la sua capacità di ricavare storie dalle esperienze dirette e dai personaggi che incontra, filtrandole attraverso l’occhio attento di una osservatrice a cui non sfuggono i particolari e trasformandole in immagini lucide e lontane dalla retorica. Come ad esempio accade nella già citata Rae Street, scritta evidentemente in periodo di lockdown: «Light candle for the suffering / Send my best wishes with the wind / All our candles, hopes and prayers / Though well-meanin’ they don’t mean a thing / Unless we see some change».
Il motivo per cui Things Take Time, Take Time è meno asprigno e nervoso, e invece decisamente più intimo e rilassato, rispetto al bellissimo Tell Me How You Really Feel del 2018, ci pare proprio questo: i limiti imposti dalla pandemia hanno portato Barnett a leggere la realtà partendo da sé stessa e dalle persone che aveva accanto, lasciando perdere forzatamente il mondo esterno. Ed ecco allora spuntare testi come quelli Here’s The Thing e Before You Gotta Go e di rimando i toni da ballad sognante della prima e il ripetersi quasi filastrocchesco delle parole della seconda, vere e proprie missive che sembrano indirizzate a un destinatario preciso, spedite dalla più classica delle camerette indie. E che dire di una Turning Green che riprende un motorik kraut minimale e figliastro inconsapevole di artisti come Jane Weaver e Neu! per farci sapere che «You’ve been around the world / Lookin’ for the perfect girl / Turns out she was just livin’ down the street / Livin’ down the street», o che magari «The trees are turning green / In this springtime, lethargy / Is kind of forcing you to see / Flowers in the weeds»? Come dire che l’universo a volte può stare tutto dentro al tuo quartiere e al tuo giardino, se diventa impossibile viaggiare fisicamente (ed ecco tornare il video di Rae Street).
Se questa Barnett più intimista ci piace per gli arrangiamenti equilibrati e parole e metriche che a volte ricordano un Lou Reed meno cinico, la apprezziamo un po’ meno nel tono generale, che rimane un gradevole dormiveglia un po’ compiaciuto nello star lì a riflettere tutto il giorno ammirando il panorama. Anche se poi qualche movimento piacevolmente scomposto lo si coglie ad esempio in una Take It Day By Day che ci ricorda che, va bene la filosofia di vita del “prendere un giorno alla volta” per superare i momenti brutti, ma anche un pò di energia ogni tanto non guasta.
Insomma, questo è quanto, e non è lecito aspettarsi di più stavolta. Del resto c’è chi in periodo pandemico ha deciso furbescamente di lavorare a dischi di cover per ammazzare i tempi morti e avere nel contempo una buona scusa per andare in tour a Covid rientrato, e c’è Courtney Barnett, che in Things Take Time, Take Time ci informa che a volte può essere una buona idea togliere il piede dall’acceleratore e guardarsi un po’ attorno, magari assieme a qualche amica come la Stella Mozgawa (Warpaint) chiamata a produrre. E pazienza se per il prossimo “classico” della discografia della musicista dovremo aspettare ancora qualche anno.
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