Recensioni

Che le due sigle (in realtà i due responsabili delle sigle, ovvero il producer inglese San Shackleton e il chitarrista americano Ben Chasny) fossero avvezze alla condivisione e alla collaborazione lo dicono le rispettive, lunghe e articolate, discografie. Ma che le traiettorie dei due potessero incrociarsi, beh, probabilmente in pochi lo avrebbero immaginato e/o auspicato, anche se a ben vedere il secondo ha spesso “sporcato” di elettronica il suo (termine molto stretto per la varietà stilistica di Six Organs) guitar-folk e il primo, specie nell’ottimo lavoro a quattro mani con Heather Leigh a nome Flesh & The Dream, aveva già trafficato con le chitarre. Questo per dire che quanto si ascolta in Jinxed By Being è sì, un ben strano connubio, ma lo è soltanto in apparenza perché i semi di queste direi trasversali fascinazioni si ritrovano in molti dei lavori dei due.
Sia come sia, quest’album consta di sole sette tracce ma viste le dimensioni piuttosto corpose, si va dai 7 minuti in su, è facile intuire come l’unione tra i due musicisti puntasse a creare un lavoro le cui sonorità, invero piuttosto simili come mood quasi fosse una unica suite, inducessero nell’ascoltatore una sorta di trance costruita con una continua, spesso flemmatica, stratificazione di input sonori tra l’ambient-dub di fondo e le incursioni chitarristiche sfocate e quasi ipnagogiche.
Ecco, forse la chiave di lettura del tutto è la sfocatura del dormiveglia, l’interstizio liminale tra coscienza e incoscienza, quel senso di abbandono al flusso di una sorta di mantra ipnotico spesso dai sapori vagamente mediorientali come succede in pezzi emblematici come la lunghissima The Sign Of The Dove, l’iniziale, inquietante The Voice And The Pulse o l’haunted ambient-folk di Electrical Storm.
Jinxed By Being non è sicuramente la migliore delle collaborazioni per entrambi i soggetti, ma è un bel disco che potrebbe fare da colonna sonora per questa estate torrida, tra sfocature e perdite di senso.
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