Recensioni

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A prenderlo dalla parte sbagliata, questo Shelter From The Ash si rischia di vederlo come una sorta di “bignami” di tutta la discografia targata Six Organs Of Admittance. Ci sono i pezzi un po’ cupi alla Dark Noontide come Jade Like Wine e Coming To Get You, cavalcate in fingerpicking in stile For Octavio Paz come Goddess Atonement, e canzoni di matrice più cantautoriale come Strangled Road e Goodnight che ci riportano a Compathia.

Ma poi lo ascolti meglio e cominci a capire che forse potrebbe diventare un disco chiave per l’intera carriera di Ben Chasny. Troppo spesso ai margini della scena, troppo spesso relegato fra le seconde linee, forse anche a causa di una sua innata repulsione nei confronti dei riflettori mediatici. Ora ha l’occasione per riscattarsi e di guadagnarsi un posto al fianco dei grandissimi del folk, come del resto gli spetterebbe.

L’album in questione è stato registrato negli Louder Studios, che già avevano dato i natali a The Sun Awakens; questa volta Chasny porta con sé i demotape delle canzoni finite: basta, almeno per il momento, all’improvvisazione in studio. Altra novità è rappresentata dall’utilizzo di accordature standard, evento inedito e non di secondo piano. Ecco allora canzoni ottimamente arrangiate e quanto mai rifinite: si prenda una traccia come Final Wing, con quel suo incedere minimalista che sfocia in una malinconica coda rock, oppure il cantato persuasivo della title track, dove chitarre psichedeliche in wah wah si danno appuntamento con arpeggi country sostenuti da rullate brucianti. A colpire qui è proprio la voce del Nostro, che in questa occasione sembra uscire finalmente allo scoperto; mai era stata così protagonista, e l’inizio della già citata Strangled Road vale più di ogni altra parola. Un disco ben più complesso di quello che potrebbe sembrare ad un primo ascolto, segno evidente che Chasny non ha smesso di evolversi ed è oltremodo pronto ad allargare la sua schiera di ascoltatori. Se effettivamente Six Organs Of Admittance, lentamente e senza far troppo rumore, diventeranno un nuovo classico americano del folk, questo disco sarà ricordato come la prima tappa del percorso

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