Recensioni

C’era davvero moltissima attesa per questo appuntamento dal vivo dei Nu Genea. Primo perché si tratta del tour della ripartenza, quella vera dopo la caduta delle restrizioni imposte dalla pandemia di coronavirus, dove finalmente la platea ha la possibilità di ballare e muoversi al ritmo delle canzoni che ascolta e trovare magari un abbraccio nella compagnia che si forma accanto, nel gruppo accorso all’evento da molto lontano, solo per ritrovare quelle sensazione che si pensavano dimenticate; secondo perché è il tour di Bar Mediterraneo, il secondo fatidico album del duo composto da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, che è sempre il più difficile ma che hanno saputo rendere facile e accessibile a una platea ancora più vasta e allargata di quanto non pensassero i diretti interessati (tanto da far andare sold out praticamente ogni loro data del tour, e non solo in Italia).
Un anno fa li avevamo visti in duo a Milo (Catania) in occasione di Opera Festival, ma all’epoca il dj-set imbastito sempre con professionalità impeccabile e senso del divertimento ammiccante subiva ancora l’effetto delle restrizioni governative e limitava non di poco il godimento pieno e l’emozione rilassata di una serata all’insegna della buona musica. Da quel settembre 2021 molte cose sono cambiate e, non di meno, è uscito un disco che all’epoca non era nei radar ed era anticipato dal solo singolo Marechià, capace di raggiungere un successo discografico insperato e, col senno di poi, meritatissimo. Sarebbero seguiti, quindi, Tienaté e giusto qualche settimana fa Praja Magia.
E proprio di magia è lecito parlare all’indomani della data tenutasi ai piedi del tempio di Giunone di Agrigento alla Valle dei Templi per quella che è stata la sesta edizione di Festivalle, data andata sold out immediatamente, altro sintomo dell’affetto del pubblico per questo progetto in continua trasformazione e mutamento. Di Lena e Aquilina arrivano arricchiti da un ensemble fatto di musicisti di prim’ordine, professionisti del ritmo.

Dopo che The Mauskovic Dance Band provvede a riscaldare l’inizio di serata, sotto lo sguardo immortale del tempio di Giunone, il pubblico inizia a scalpitare, a percepire la voglia di festa, l’essenza dell’estate mediterranea. Dall’intonazione del primo brano, l’estasi ha già raggiunto livelli massimi, in modo tale che quando il picco emotivo viene raggiunto, quasi non si percepisce la differenza, quello scarto verso l’alto che quasi fa perdere i sensi e la cognizione del tempo; terra e suono diventano un tutt’uno, i corpi si toccano e si abbracciano fino a fondersi in un’unica massa ondeggiante, gli sguardi sognanti si incrociano fino a diventare sempre più complici, sempre più carichi di desiderio e passione. Ecco allora che le parole del duo concesse nell’intervista a Fanpage acquistano un nuovo significato:
Noi vediamo il Mediterraneo a livello musicale anche come una sensazione, non per forza deve essere definito come un luogo ben preciso, potrebbe esserci musica che ricorda quella mediterranea e magari viene da un’altra parte. Nello specifico abbiamo ascoltato tanta musica del Nord Africa perché ritroviamo in quella musica anche qualcosa di napoletano, così come lo senti nelle persone che incontri lì. Abbiamo ascoltato anche tanta musica spagnola, francese, turca anche se in realtà non abbiamo cercato di fare un discorso geografico, abbiamo ascoltato tanta musica e a un certo punto abbiamo assimilato. Abbiamo avuto la fortuna di poter conoscere tanta musica, anche quella che al momento non capiamo troppo ma ci ha incuriosito.
Così, il vero Mediterraneo si fonde con il calore dell’America tropicale, con la spensieratezza della penisola iberica, con il fascino lussurioso tutto francese, perché appunto il Mediterraneo è una sensazione che i Nu Genea hanno prima carpito e poi riproposto in studio di registrazione, per proporlo a mo’ di happening in una stagione estiva ancora lontana dal suo esaurirsi e che ci auguriamo porti un po’ di quel calore che è mancato nella vita delle persone in questi ultimi infernali due anni e mezzo.
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