Recensioni

Saliti alla ribalta delle cronache nazionali ben due volte in questo 2020, per motivi non del tutto inerenti alla musica, i Ponzio Pilates sono una band romagnola che nel giro di pochi anni è transitata dai palchetti di festival locali agli stage dei più importanti raduni europei (da Glastonbury all’Eurosonic Noorderslag di Groningen): del gruppo, Lorenzo Camera è il chitarrista, attivo anche nel progetto Manuel Pistacchio. Un artista prolifico che ora troviamo nelle surreali vesti di Mondoriviera, incarnazione solista qui all’esordio discografico: realizzato in totale autarchia con un vecchio PC, plug-in gratuiti e una chitarra effettata, Il Tempio degli Uomini Granchio è la colonna sonora di un film mai realizzato, un horror esistenziale con protagonista Voldo, un giovane mutante tormentato da tetre allucinazioni che lo porteranno a intraprendere un viaggio verso spazi sconosciuti, fino al luogo citato nel titolo.
Le atmosfere dell’album rimandano esplicitamente ai grandi maestri della sonorizzazione più inquieta e disturbante, da Carpenter ai Goblin, mentre l’immaginario bizzarro del concept ha più di un precedente nell’underground italiano (Appaloosa, A Smile for Timbuctu…), ma Lorenzo cita tra le proprie influenze anche l’americano James Ferraro e i suoi suoni «in perenne metamorfosi». Tutte musiche comunque dotate di un fascino weird, che appartiene anche a Il Tempio degli Uomini Granchio: il disco infatti si muove su territori elettronici spettrali e abbastanza eclettici, ma sempre caratterizzati da un’aura di precarietà, di crollo imminente. L’iniziale Yog Sogoth mette subito in mostra quell’attitudine sghemba e casalinga che caratterizza l’intero lavoro, ma è la successiva Semitraslucido Jam a riassumere buona parte delle suggestioni di Mondoriviera, dalla library alla vapor-wave, passando per reminiscenze quartomondiste.
Uno degli aspetti più apprezzabili e appassionanti de Il Tempio degli Uomini Granchio è proprio questa eterogeneità: soluzioni differenti e precedentemente impreviste si susseguono senza perdere la compattezza del disegno complessivo. Si passa così, grazie al mood onirico e acido, dallo stralunato virtuosismo synthetico della breve Flamino alla kosmische homemade di Conca, dalla new-age privata di qualsiasi stucchevolezza di Half Pipe a panorami sonori dalle tinte seventies e psichedeliche (Verissimo). E, se il singolo Multimedi Evi risulta uno degli episodi più noise del lotto, la più massiccia Krupus gira su coordinate più bass e strutturate, arricchendo l’austera tavolozza sonica di Mondoriviera e questo suo debutto, tanto improbabile quanto visionario.
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