Recensioni

6.4

Quella di Deadboy è una parabola artistica che ben rappresenta le velleità pop della più recente generazione di artisti elettronici, specialmente inglesi (come nel caso di Mr Mitch o Palmistry, ma qualcosa di simile accade anche nel recente e sottotono debutto dell’americano Kingdom): Deadboy ha sempre sviluppato la propria proposta mostrando un’attitudine eclettica ed un percorso preciso, capace di allontanarsi piano piano dagli originali stilemi UK-garage della scena londinese e concedersi liberamente alle più varie ed eclettiche influenze, per esordire poi giustamente con un album più accessibile.

È però questa contaminazione pop a mostrare evidenti differenze rispetto al passato: non si risolve più nella ricerca del singolo o in una normalizzazione della scrittura o del suono (come capitato per esempio anche a The Weeknd), ma in una dimensione più sincretica (accumulando quindi elementi pure folkloristici) e intimista (complice anche il grande successo di James Blake o Frank Ocean). Dischi come Pagan di Palmistry, soprattutto l’ottimo Devout di Mr. Mitch e questo Earth Body coniugano soul, dancehall, idm, grime e cantautorato in un’elettronica nuova, insieme lo-fi (nella realizzazione spesso quasi autarchica) e hd (nel risultato). Qualcuno è più bravo (Mr. Mitch), qualcuno meno (Palmistry), ma, come dimostra anche questo lavoro mediocre di Deadboy, un fascino ambiguo e la capacità di suonare universali sono caratteristiche intrinseche di questo electro-pop post tutto.

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