Recensioni

Visti i trascorsi “contaminati” di Buzzo and friends e il nome del sodale che vi si accompagna in questo Three Men And A Baby, quanti di primo acchito avrebbero scommesso su Patton? Praticamente tutti. E invece no. Il Mike in questione è Mike Kunka, e al tempo di questa joint-venture militava in un gruppo chiamato godheadSilo – basso + batteria di matrice noise-rock – autore di un paio di ottimi dischi nei Novanta, e appena entrato in una pausa che si sarebbe rivelata, purtroppo, definitiva.
Sub Pop recupera questo lavoro ormai praticamente dimenticato anche dai protagonisti – che, per onor di cronaca, hanno rimesso mano alle registrazioni nel 2015 – e ci manda indietro di una ventina d’anni verso un suono grasso e rotondo, sporco ed enfatico, maleodorante e massimalista proprio come usava ai tempi del “grunge”. Soltanto che qui non c’è molta traccia di accondiscendenza “poppy” o retaggio sixties rivisitato in modalità slacker, anzi quasi per niente, visto che sono depravazione sonora e noise-rock truce e cazzone a farla da padroni. Non a caso a spalleggiare la storica accoppiata Buzzo/Crover a quell’altezza temporale c’era il basso/voce di Kevin Rutmanis dei Cows: come a dire, garanzia di follia e di insanità musicale.
La cover di Annalisa dei Public Image Ltd e il noise-rock pachidermico in midtempo di Read The Label sono gli estremi entro cui si muove questo Three Men And A Baby, contemplando follia generalizzata (lo scherzo Primus meets Melvins di Dead Canaries), sfacelo hc-grind sarcastico e scurrile (Brown Metal), aborti di un classic-rock rivisto alla maniera di Tad (Limited Teeth) e quant’altro possa uscire fuori dall’unione di personaggi così fuori di testa. Un divertissement per die-hard fan o nostalgici dei tempi che furono, ma con quel qualcosa che non lo fa mai scivolare verso la tappezzeria sonora.
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