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A due anni dal motorizzato Senile Animal e le tournée di Houdini e con Jello Biafra, i Melvins continuano a obliterare album ad uso e consumo dei propri accaniti fan a lavori più sperimentali. Come sempre del resto. Nude With Boots, ancora con i due Big Business, se da una parte smorza le pose maschie, dall’altra regala un retrogusto late sixties per nulla retorico. Anzi, va a corroborare la tesi secondo la quale ogni album di Buzzo e Crover muove lentamente in una varianza rispetto alle aspettative rinnovando continuamente il fairplay arcinoto del duo. Sabbath e primi Swans da qui all’eternità, eppure aggiungere o meno strumenti, aumentare o rallentare il ritmo, non è mai stata una questione aritmetica.

Accostando l’orecchio alla nuova prova, ci si rende conto del maggior affiatamento dei quattro: partiture più ariose, assoli strampalati, batterie sotto controllo, ritmi più lenti, e gli umori sixties sopraccitati marciti tra utopia e un evo incombente a dare quel tocco in più (i ralenti di Dies Iraea e It Tastes Better Than the Truth, fanfare funebri o pose anti-vietnam woodstockiane sepolte sotto il fuoco di Altamont), infine qualche manovra ambient electro a contorno.

Difficile rendere a parole la facilità e il gusto con cui i Melvins si destreggiano nell’ovvio. Bisognerà fidarsi di chi vi scrive che garantisce la presenza anche di un ariete come Billy Fish dal cingolato di lusso firmato Crover. Un album discreto. Ma nessun registrato è bello come sentirli dal vivo.

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