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6.7

Per qualche anno i milanesi Giobia hanno rappresentato la punta di diamante di quel suono tra hard-rock e psichedelia che nella penisola ha sempre vantato validi esponenti e soprattutto numerosi appassionati (come dimostra anche il numero sempre maggiore di band italiane nel catalogo di un’etichetta specializzata come la londinese Fuzz Club), poi dal 2015 hanno interrotto le trasmissioni, tanto che l’ultimo disco, Live Freak del 2017, era un’opportuna selezione di brani live (a testimonianza di un aspetto tanto centrale quanto efficace nel valore del quartetto lombardo). In attesa di un ritorno che sui social si dice neppure così lontano, Stefano Basurto, chitarrista, fondatore e front-man della band, torna con un nuovo progetto che estremizza alcune delle intuizioni sviluppate dai Giobia nei loro album.

Già in Magnifier del 2015 spiccavano infatti i quindici minuti di una Materia Oscura dove iniziavano ad affiorare nuove tendenze (la dilatazione del post-rock, una certa attitudine free-form e una curiosità sempre maggiore verso musiche e alterazioni mentali tipiche delle culture non occidentali): tutte caratteristiche che stanno alla base de La Morte Viene dallo Spazio, il nuovo progetto di Stefano, nato prima come collettivo aperto e trasformatosi poi in un più stabile quartetto in occasione di una manciata di date che lo hanno visto esibirsi tra i palchi d’Italia ed Europa. Proprio in occasione di questo mini-tour internazionale la nuova creatura, che porta lo stesso nome di un film di Paolo Heusch, considerato il capostipite del cinema fantascientifico italiano, dà alle stampa un primo lavoro: non esattamente un esordio, Sky Over Giza raccoglie quattro tracce che riescono a rappresentare quasi completamente l’universo sonoro de La Morte Viene dallo Spazio, dalle due lunghe jam tra hard-rock cosmico e blues-noise ambientale (Sigu Tolo e Fever) alle derive mediorientali della title track.

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