Recensioni

Simone Greco nel 2011 ha avviato il progetto solista il Cristo Fluorescente, un’avventura sonica in movimento tra lo shoegaze elettronico dei primi lavori e l’electro-punk irriverente e disturbante di quelli più recenti (che anticiperanno, per esempio, le visioni tra goliardia e disagio tutto romanesco dell’oscura combo romana dei Bobby Joe Long’s Friendship Party): i Crimen invece, di cui Simone è membro fondatore, bassista e cantante, nascono qualche anno prima, ma si distinguono principalmente nel circuito locale, tanto che Silent Animals è l’esordio della trio, ma arriva a dieci anni abbondanti dai primi passi.
Nonostante i rimandi e un’attività non esattamente lineare, i Crimen erano divenuti un piccolo culto nell’underground, non solo italiano, tanto che questo debutto viene pubblicato sull’etichetta inglese Fuzz Club Records: un discreto attestato di stima che non esitiamo a definire meritatissimo. Gli otto brani di Silent Animals hanno sempre come punto di partenza il rovente asfalto romano, ma (a differenza de il Cristo Fluorescente) propongo un suono meno estremo e concettuale e decisamente più fisico: dall’iniziale Batida, due minuti appena di distorsioni frenetiche e basso trascinante, l’album raccoglie in sé buona parte delle tendenze noise-rock dell’ultimo decennio, alternando incursioni di avvolgente psichedelia elettrica (Above the Trees, la conclusiva From My End) a momenti più aggressivi, come l’industrial autarchico di Hit Mania Dance o le sincopi post-punk di Supermarket o ancora le accelerazioni effettate di Six Weeks.
Se qualche appunto si può fare ai Crimen è quello di essere ancora forse troppo influenzati dai propri miti e da colleghi già più affermati, ma il talento non manca e qualche soluzione un poco prevedibile non inficia un ascolto valido e spesso travolgente.
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