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I’m gonna be big. Lo avevano detto da subito e ne erano convinti: sarebbero diventati grandi. Togliamoli pure i condizionali, i futuri. I Fontaines D.C. sono diventati grandi. E forse sta per arrivare il giorno in cui lo saranno ancora di più, se non è già arrivato, se non è già questa serata afosa sotto una ex struttura siderurgica nella ex Stalingrado d’Italia.

Troppo grandi per i piccoli club in cui sono cresciuti e anche per i medi (vedi la data bolognese). La prossima volta saranno i palazzetti o direttamente gli stadi. È la progressione logica, frutto anche di scelte mirate come il tanto discusso quanto apprezzato Romance, che allarga gli orizzonti verso un pop sempre d’autore ma sempre più pop.

Troppo grandi per il Carroponte. Un pubblico che ospita un assortimento umano dei più ricchi e vari, dai vecchi appassionati di indie rock ai giovanissimi alle coppie con bambini, mette a dura prova i limiti della location come era accaduto già qui a Milano (Segrate) con il Magnolia tre anni fa. Tante persone tutte insieme nella struttura di Sesto San Giovanni, in anni di frequentazione, credo di non averle mai viste prima – gli Idles del 2022 erano ancora vivibili nonostante anche quella sera facesse un caldo maledetto.

Non so cosa possa aver visto del palco chi era molto dietro di me: immagino ben poco considerando che parte della visuale era ostruita da una torre di altoparlanti e dalla piattaforma per le telecamere piazzate giusto in mezzo, a fare blocco con la postazione del mixer… Sulle due ali di quella che rimane una “galleria” lunga e stretta, alta e aperta ma comunque limitata in larghezza, dove ci si concentrava tutti per vedere qualcosa del palco (eh che bizzarro proposito a un concerto!), si stava parecchio stretti in un clima non proprio ideale. Un caso di palese overbooking… non mi vengono altri termini. Da testimone (non di tutte le scene raccontate) posso dire che le lamentele che stanno inondando il web sono più che comprensibili, se non sacrosante. Anche perché in una situazione del genere a essere a rischio non è solo la fruibilità del concerto, fatto già di per sé fastidioso, ma la stessa sicurezza (parola con cui molti oggi si riempiono la bocca, in questo caso però del tutto giustificata: a non essere giustificati sono sicuramente i manganelli, che non ho visto coi miei occhi perché evidentemente ero in altre zone, ma leggerne altrove e il solo pensiero fanno già rabbrividire abbastanza).

Fontaines D.C.
Fontaines DC, Sequoie Music Park Bologna 2025, foto gallery di Francesca Sara Cauli

L’acustica, almeno segna – anche qui, dal mio punto di ascolto, non so per chi era più distante – un miglioramento rispetto a quella molto deficitaria del 2022. Se mettiamo da parte le considerazioni ambientali, il parere sulla performance non può che essere positivo. Visti due volte in una settimana (la scorsa a Porto per il Primavera Sound, in altre condizioni di comfort e di suono), i ragazzi irlandesi hanno uno status indiscutibile e il concerto ne è una piena conferma. Cambiano completamente scaletta ma suonano allo stesso modo, sciolti, con pochissime sbavature, trascinatori genuini di una folla che non vede l’ora di cantare a squarciagola pure al posto di Grian o addirittura in anticipo sui suoi attacchi (mmmh), di pogare pure sui pezzi lenti (!) e dove non si è mai visto, a chilometri dalle prime file. Sarebbe stato comunque un trionfo vista la popolarità di cui godono universalmente i Fontaines, ma loro ci mettono comunque il pathos, la grinta, lo stile, il feeling giusto semplicemente… suonando, senza altri escamotage (anche se la scenografia è comunque semplice ma ben curata: dagli schermi alla fine sono arrivati anche due messaggi alla Massive Attack).

L’altra cosa apprezzabile è che pur cambiando di continuo, appunto, la setlist appare coesa e divisa piuttosto equamente tra tutti e quattro i dischi, dagli uptempo di DogrelBig, Boys in the Better Land e Hurricane Laughter – alle ultime evoluzioni post-RomanceIt’s Amazing to Be Young è uno dei momenti più emozionanti, con le chitarre vere protagoniste, dalle elettriche più dissonanti o alle più limpide dodici corde. È un segnale anche di coerenza del percorso che li ha portati a fare per primi e in modo più naturale il grande salto verso il mainstream tra i gruppi della loro generazione (penso ai Murder Capital visti a maggio, anche loro – piaccia o meno – alle prese con un simile processo di crescita e con le sue naturali incertezze).

Fontaines D.C.
Fontaines D.C., Sequoie Music Park Bologna 2025, foto gallery di Francesca Sara Cauli

È invece l’album dai toni pastello-acido-technicolor e con il cuore in copertina a dominare i bis – la title-track, Desire, che è tutta un coro del pubblico, In the Modern World con le sue aperture sinfoniche e i suoi accavallamenti vocali replicati da un arrangiamento secco ma efficace. Per il gran finale di Starbuster si aggiunge Charlie Steen degli Shame. È ottima pure la loro apertura, anche se li avevo preferiti al chiuso nel concerto di due anni fa: vedremo come andrà il prossimo album fresco di annuncio, che in comune con Romance dei Fontaines ha una grafica discutibile… Vedremo. Vedremo il futuro di entrambi, anche se quello degli irlandesi sembra già indirizzato sempre più in grande. Speriamo anche nei risultati artistici, oltre che in un riscontro di pubblico sorprendente ma meritato.

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