Recensioni

Di tutti i noise-rockers degli anni ’90, i God Bullies erano indubbiamente tra quelli più perversi e malati, secondi solo, nella personalissima scala del disagio, ai Today Is The Day. Ora, 30 anni dopo lo scioglimento (il ritorno per il venticinquennale della AmRep nel 2010 è stato praticamente uno one-shot) e un lutto piuttosto ingombrante come quello del chitarrista David B. Livingstone, morto nel febbraio del 2023 proprio durante le registrazioni di una nuova band, i Pig Harvest, formata praticamente da tutti i musicisti coinvolti nel giro God Bullies, Mike Hard, una sorta di reverendo psicopatico armato di microfono, ha deciso che era giunto il tempo di riesumare la band seppur accompagnandosi con la formazione che lo supporta nel progetto parallelo Thrall.
E quindi, seppur con una formazione diversa (Scott Kodrik alle chitarre, Pat O’Harris al basso e Cliff Carinci alla batteria), i God Bullies riprendono da dove avevano interrotto, ovvero Kill The King, uscito per Alternative Tentacles nel ’94 e ottimo concentrato di noise-rock dal taglio gothic e dalle atmosfere al contempo sguaiate e velenose. L’ossessività circolare della title track, le invettive da ospedale psichiatrico di Lies, quelle anti-capitalismo della sorveglianza di We Are The Enemy, gli incubi swansiani di You Call This Love, il basso caterpillar di Save Me, il crooning psicotico di You Never Know, la follia claustrofobica à la Jesus Lizard di Help, ci dicono di una band inutile, volgare, violenta, fuori tempo massimo, ossessiva, psicopatica e senza futuro: perfettamente in linea col canone noise-rock, quindi.
E sì, se per caso ve lo stavate chiedendo, con gli album di Shellac, Jesus Lizard, Buñuel (ovvero un pezzo di Oxbow), Human Impact (ovvero un pezzo di Unsane), ecc. è ufficialmente aperto il revival noise-rock anni ’90… solo che sono sempre i protagonisti di allora a celebrarlo come non fosse passata che qualche settimana invece che 30 anni tondi.
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