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Un maglioncino rosato a coprire una camicetta di un timido color azzurro, una chitarra che sarà circa un ottavo delle sue dimensioni corporali e degli occhiali dalle grandi lenti che coprono buona parte del suo viso. Si presenta così Erlend Øye sul palco del Santeria Social Club, dove va in scena la prima tappa italiana di un tour acustico che lo condurrà l’11 aprile alla Sala dei Giganti di Padova, il 13 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma, e infine il 14 aprile al Covo Club di Bologna.
L’inizio è sommesso, dei più intimi, di quelli che non pretendono l’attenzione immediata del pubblico, ma che sono volti a costruire le solide basi su cui si fonderà buona parte della performance live; il buon Øye, in realtà, sta architettando sagacemente un sottile gioco di prestigio, dove si rivela fondamentale la costruzione di una maschera apparentemente timida e riflettente quei connotati norreni che in un colpo solo affascinano la platea di gente accorsa all’imperdibile appuntamento (rigorosamente sold out). Dopo la prima manciata di pezzi, il classicone è servito, l’estasi celestiale garantita dalla cover di Heaven Knows I’m Miserable Now degli Smiths, l’empatia del pubblico è già a livelli altissimi, pronta ad essere sconquassata dalla mossa successiva del norvegese.
Maglioncino e camicia volano via e rivelano una maglietta a maniche corte dall’azzurro accesissimo, il timido one man show cede, infatti, velocemente il posto all’ensemble della band sorta in quel di Perù e che riunisce un eterogeneo gruppo di polistrumentisti siciliani che trasferisce in un battito di ciglia il calore e quel sentimento d’estate che porta il pubblico alla ricerca spasmodica della sabbia sotto ai piedi. Øye, infatti, vive da ormai sei anni in quel di Ortigia (Siracusa), e non manca di rimarcare a più riprese il suo amore per la terra sicula e per la musica italiana che ha scoperto dopo il suo trasferimento. In mezzo ai brani del suo ultimo album solista (Legao) – tra i quali vanno segnalati per dovere di cronaca i leggiadri Garota, Fence Me In, Who Do You Report To e Bad Guy Now – regala alla platea La prima estate, suo primo singolo scritto e cantato in italiano (pubblicato nel 2013). Prima della conclusione c’è anche il tempo per concedere il meritato spazio alla band, con due esecuzioni che ci riportano con la memoria ai canti brasileiri, al sole del Sudamerica, alle immagini di una vita incontaminata. Il contatto col pubblico è costante e scandito dai continui botta e risposta da e verso il palco, gli accenni a Kings of Convenience e The Whitest Boy Alive centellinati per scongiurare il rischio off-topic.
Le strizzatine d’occhio – davvero sincere e mai ruffiane – verso il Bel Paese sono un fiume in piena: oltre a eseguire parecchi brani inediti nella nostra lingua (il nuovo disco solista dovrebbe arrivare entro l’anno), non mancano le cover (diventate nel frattempo piccoli cult per la fan base grazie ai video caricati su YouTube) di Estate di Bruno Martini e di Una ragazza in due de I Giganti. E sembra proprio un gigante gentile Erlend Øye, il norvegese che volle farsi italiano.
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