Recensioni

Dopo i consensi ricevuti dall’operazione Versus, Erlend da Bergen drizza le orecchie e si prepara a montare in groppa al revival ’80 imperante nei primi anni del nuovo secolo: lesto come un gatto, fa una pernacchia all’amico collegiale, assolda un paio di scagnozzi nel giro elettro-pop (Prefuse 73, Schneider TM e altri conosciuti in quel di Berlino, dove si è trasferito) e ci dà in pasto un dischetto tutto a suo nome, Unrest.
Dieci brani di synth pop facile facile, carino e orecchiabile, carico della stessa malinconia sfigata dei Kings of Convenience, ora filtrata tra una pulsazione in quattro quarti e un riffettino di tastiera, ora camuffata da esotica saudade (sembra di ascoltare un cugino di Arto Lindsay che ha studiato a Yale ma ha pensato solo a come rimorchiare le ragazze); ambienti sonori da cocktail lounge/chill out, da chioschetto-in-spiaggia-ad-Ibiza-con-le-fighe-in-riva-al-mare, che quel ragazzo carino carino, che innocuamente scrive il diario sulla copertina, ci propina con la promessa di non dare fastidio alcuno, di non promettere altro che intrattenimento frivolo e onesto.
E quella promessa è mantenuta, almeno in brani come Every Party (con Prefuse 73), l’ideale per far la spesa alla Ipercoop, e Like Gold (con Schneider TM), sul piatto del dj mentre il barista ti fa un mojito senza ghiaccio, che sale in testa e va tutto alla grande (almeno prima di pagare il conto). E il momento di fare i conti prima o poi arriva, tra un techno pop à la Kraftwerk in una discoteca chic di Monaco (Ghost Trains con i synth di Morgan Geist), spettri dei peggiori (one) hit (wonder) pop degli ottanta (Sheltered Life con Soviet), mestume di bassi roland – breakbeat con tanto di strofa Wham-ai-Caraibi e immancabile ritornello esotico (Prego Amore con Jolly Music); in fondo queste canzoni assomigliano al buon Erlend: uno smalto cosmetico che nasconde i difetti di un ragazzino ahilui brutto come uno struzzo, che sfrutta tutta la ruffianaggine possibile di ogni speculazione revivalistica , cercando comunque di apparire un simpatico sfigatello. Spiacente, ma stavolta non ci siamo cascati.
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