Recensioni
DJ Rashad
Traxman
We On 1 EP
Da Mind Of Traxman, Vol.2
-
Edoardo Bridda
- 23 Maggio 2014


Il footwork non sarebbe lo stesso senza Dj Rashad e Cornelius Ferguson / Traxman. Sono i lavori pubblicati negli ultimi due anni da questi producer che ne hanno decretato il buon riscontro mediatico e il piccolo, ma significativo, avanzamento di mercato, senza contare l’enorme influenza esercitata su un trasversale comparto elettronico. Certamente la scena aveva ed ha una vita propria, e sicuramente ognuno dei suoi protagonisti (vedi Dj Spinn, Manni, Dj Diamond, Dj Nate, Rp Boo…) è parte di un intricato dedalo di influenze e rimandi e può vantare una parte nella scrittura di questa storia; eppure, nessuno come Rashad e Ferguson è riuscito a incidere sulle vite e sulle discografie di chi ha poi finito per influenzare decine di altri producer internazionali, condizionando l’ascolto di un genere nato nei ghetti di Chicago e rendendolo intrigante, esportabile e, cosa non proprio scontata, potabile per un pubblico fino a poco tempo fa impensabile.
Facciamo nomi e cognomi: Mike Paradinas, boss di Planet Mu, e Steve Goodman / Kode9, boss di Hyperdub, non avrebbero potuto traghettare queste sonorità senza i collanti giusti al momento giusto. Non vogliamo sottovalutare l’importanza di Rp Boo e della sua Legacy, ma senza due lavori come Da Mind Of Traxman prima e Double Cup dopo, la footwork di Chicago e quella dei producer lungimiranti che l’hanno assorbita e ricontestualizzata (non solo Kode9, ma anche Machinedrum e Addison Groove) non avrebbe goduto di una fondamnetale, viva, dialettica.
La conferma di tutto ciò la riscontriamo, oggi, nelle recenti prove dei rispettivi producer: We On 1, EP composto da Rashad prima della morte (che ha visto la luce i primi di maggio, su un’etichetta di Houston, la Southern Belle, di un amico come Wheez-ie), e la seconda parte di Da Mind Of, nuovo tassello del mosaico sonoro di colui che della footwork può essere considerato il più enciclopedico autore. Ascoltando i due lavori, è evidente tanto il guardarsi attorno del primo, che torna nel ghetto per trovare nuove strade e traiettorie, quanto l’abilità del secondo, che, in perfetta convergenza parallela, si concentra per questa tracklist su uno massimo due sample per traccia, lavorando di fino sui tagli, sulla velocità dei loop, e naturalmente su tutto un parco ritmi.
Da entrambe le parti, ci sono i campioni “in chiaro” provenienti da alcuni brani che hanno fatto la storia della musica pop: Rashad che fa volare una fisarmonica Stevie Wonder su un frammento di Chaka Khan (Somethin ‘Bout The Thing U Do), Traxman che prende il riff al synth di Computer World dei Kraftwerk triggerandolo su lallazioni vocali sempre di Ralf Hutter e soci (Computer Ghetto); poi c’è tutto il discorso sulla juke, con entrambi a serrare i ranghi e mostrare i vicoli e le strettoie, il chicagoano di Double Cup che torna sui 160bpm e gli incastri con la jungle (Come On Girl, con l’aiuto di Spinn), che setta la 808 su territori trap per parlare pur sempre di footwork (Do It Again, con Spinn e Manny), che stende bassi tipo gomme sull’asfalto; e, dall’altra parte, Ferguson che rende merito, come sa, alle storie di Chicago, l’house naturalmente (I Wanna Be High), ma anche il funk (U Got Me Running) e il soul, un sacco di 70s ma anche 80s, tutti campioni, che, per mano di entrambi, chiudono epopee in semplici gesti, come strisciate con la bomboletta.
Al netto di tutto il clamore suscitato dalla sua scomparsa, Dj Rashad ci regala un più che buon lavoro che riavvolge il nastro per srotolarlo su alcune – possibili – traiettorie (7.2), mentre Traxman, consegna un altro gioiello di produzione con alcune delle sue migliori zampate (7.4).
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