Recensioni

L’avevamo già sentito nelle varie compilation di footwork e in un singolo lungo su Mu-ziq (Itz Not Rite) che prometteva bene. DJ Rashad torna con la sua spezzettata teoria di tracce in visibilio per il breaking, il pitchshifting e le beatbox, e prosegue la strategia del suddetto esordio, cioè ‘osare’ con la varietà in un genere che sembra fatto solo ed esclusivamente per ballare e che quindi riduce la musica a mero strumento tecnico.
Qui il cut-and-paste diventa una malattia infarcita di voci angeliche (Ghost), percussioncine spastiche da beatbox (Make It Happen), il cool jazz soul degli anni Sessanta (We Run It), samples di Gil Scott-Heron (I’m Gone) e di Bobby Caldwell (Ghetto Tekz Runnin It), il funk UK più tirato e sporco (You Azz) e l’epifania cosmic blues (Love U Found, I’m Gone).
Un piacevole e necessario ripensamento di un genere che sembrava essere nato già per implodere su se stesso, e che invece con personaggi come Rashad ci fa intravedere un futuro pieno di cose da dire e da mixare. Il ragazzo da Chicago si accosta con questo suo full ai lavori che hanno definito il genere di DJ Roc e DJ Nate, prendendo la via del soul sulla sua neonata etichetta Ghettophiles. La sacra trimurti del Chicago Juke è così formata. Adorateli.
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