Recensioni

Dai Geto DJs e Ghetto Teknitianz alla Planet Mu, primo album per Traxman e ritratto ad oggi del vero Chicago Juke, quello che ha origine appunto dai ghetti e dai balli di strada. Un volto in parte ripulito, a dire il vero, giusto per essere meglio presentabile, un filo meno spigoloso del ruvido assaggio di DJ Rashad dell'anno scorso. Ma soprattutto l'occasione colta al volo per mostrare le nobili origini musicali di questo footwork che è ormai il vero astro nascente del panorama elettronico odierno.
In Da Mind Of Traxman scorre il sangue della tradizione funk, lo senti chiaramente in I Need Some Money o I Must Deadly Killer, come ci senti anche jazz (Itz Crack è proprio di estrazione Blue Note, mentre Chilllll ha una certa paternità lounge), ovviamente acid (le scarrellate di Roland concentrate in 1988 e Sound Filed) e tutta la robusta eredità del mondo hip-hop/rap (non è solo il cantato di Going Wild o Conq Dal Bitch, a volte è questione di spina dorsale, lo lascia intendere Work Me 2011). Un'enorme tavolozza di stili su cui riversare le frenesie ritmiche del juke, che irriverenti e disturbate ci tengono ad affermare la loro identità nera e senza ambizioni intellettuali (alla fine lo scarto tra juke e footwork è tutto qui).
Eppure non è solo sound di pancia come in Callin All Freaks o Rock You, dove l'incastro accelerato tra frammenti vocali e polverizzazione bbreaks sa infondere un sorprendente senso del ritmo (senza l'ombra di un tempo guida beat, è questo il bello). Questo juke sa prenderti anche mentalmente, le schegge di cartoon-grime à la Terror Danjah, le bassline dub sempre presenti, uno spettacolare gioco di specchi r'n'b con Setbacks (il footwork che diventa pop sputando in faccia al pop, geniale), tutto questo dà ampio respiro all'ascolto e prova l'enorme flessibilità di un genere che, diciamolo, è destinato a conquistare qualsiasi lido negli anni a venire.
Traxman non è il glamour dance di Machinedrum. Non è l'essenziale bass-addicted di Addison Groove. Traxman è semplicemente roots, grezzo e intransigente come ogni pioniere che si rispetti. Questa è la base che grida necessità di evoluzione, l'intero spettro di possibilità che attende il tocco dell'artista per trovare la dimensione estetica definitiva, che abbia quest'energia ma anche un'eleganza sonora in grado di metter d'accordo tutti. Il miglior disco footwork? Quello deve ancora arrivare, però…
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