Recensioni

Dopo il loro album più melodico, surreale e organico, che celebrava comunanza e solidarietà non solo prosaicamente, ma anche attraverso un gruppo di ospiti/amici chiamati a partecipare collettivamente al progetto – Matana Roberts, Laetitia Sadier, Juana Molina e altri – i Deerhoof si chiudono a bozzolo e ritornano a sperimentare senza compromessi, guidati dall’istinto e dalla consapevolezza che la realtà può sbriciolarsi sotto i nostri occhi inesorabilmente, a più riprese, senza ragioni o religioni.
Future Teenage Cave Artists come nuovo tentativo di manifesto programmatico, il prodotto di un quartetto in liquidazione rispetto ai propri stessi elementi fondativi, polveri di r’n’b, indie, garage, avant-core rese ancor più volatili da una produzione in una strana fedeltà, col piede nello scantinato delle idee. Ne esce una Magic Band replicante che ha svirgolato a oriente per poi valicare le dimensioni spazio temporali. Il Covid-19 non rientrerà nell’equazione, ma quella di queste session è pur sempre una quarantena, una reclusione nei ranghi più reconditi del bios, leghe sotto i mari del contagio e delle statistiche.
Suonano in ottusa cassa disintegrazione Satomi Matsuzaki, Ed Rodriguez, John Dieterich e Greg Saunier, con quest’ultimo a dividersi tra pelli e pianoforte, e lo fanno a vista, come nei primi e più istrionici lavori. Un album non facile quindi, scomodo, che richiede attenzioni, dalla scocca aspra e accartocciata, eppure aperto a delicati spasmi fra tensione e rilascio, in bilico tra resistenza e nostalgia (la fusion cinematografica di Fraction Anthem), in cui l’immaginario dreamy/esotico della Matsuzaki (Reducted Guilt, The Loved One) impatta sulle più disperate pulsioni vitali (il dada funky di Oh Ye Saddle Babes) e sessuali (lo sguaiato 70s blues di Sympathy For The Baby Boo) dei compagni, senza rimanerne invischiato ma, anzi, corroborato. Nel marasma creativo c’è spazio anche per un anthem che rimane grossomodo nei ranghi di riff, strofa e ritornello: è la title track.
C’erano mille modi per fare di un lavoro del genere qualcosa di buio e tedioso; al contrario, Future Teenage Cave Artists è un’istrionica celebrazione di creatività, la fucina di una band che ha azzerato il tempo trovando, anche soltanto in chiave blues, una ricetta tra le più vive in circolazione. E forse mai titolo fu più azzeccato per un album dei Deerhoof.
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