Recensioni

TOP
7.3

È un bel momento per i due musicisti che formano i Gastr Del Sol. Dagli archivi della band attiva negli anni Novanta è recentemente comparso un disco di “scarti” nobilissimi, We Have Dozens More, che lascia aperta anche la possibilità che ne arrivino altri. Singolarmente, Jim O’Rourke lo abbiamo recentissimamente visto dal vivo in Italia in una doppia formazione e in uno stato di forma creativo davvero invidiabile. Qui, invece, parliamo del ritorno di David Grubbs con un disco esclusivamente a suo nome, a distanza di quasi otto anni da quello precedente.

Nel frattempo, Grubbs non è rimasto inattivo: docente alla CUNY University di New York, ha collaborato con Taku Unami (Comet Meta, 2020) e Ryler Walker (A Tap On The Shoulder, 2021). Nel 2023 ha pubblicato From Red Black to Black, from Blue Black to Black, una composizione di oltre trenta minuti per un evento artistico dello scultore Josiah McElheny.

Abbiamo detto che il nome in copertina è solo uno, ma Grubbs è comunque in ottima compagnia. Gli otto brani sono nati durante il lockdown per la pandemia, in un condizione di forzata solitudine e isolamento, ma non sono il risultato della sola chitarra (e occasionalmente del pianoforte) di Grubbs. Fin dalla loro concezione nel 2020, infatti, Grubbs aveva l’idea che questi pezzi sarebbero fioriti definitivamente al momento giusto e con i musicisti giusti. Nei poco meno di quaranta minuti di durata complessiva del disco, quindi, si alterna al dialogo musicale con il titolare una pletora di nomi importanti della scena post, avant, minimale internazionale: Rhodri Davies, Andrea Belfi, Nikos Veliotis, Nate Wooley e Cleek Schrey.

La title track apre l’album con pochi accordi di chitarra ripetuti, su cui si innestano flauto e violoncello, evocando un paesaggio invernale come quello del video che l’accompagna. The Snakes on Its Tails è segnata dagli espressivi tamburi di Belfi, che ne accentuano il carattere eerie e vagamente inquietante. Il pianoforte e l’arpa di Davies definiscono l’atmosfera rarefatta di Hung in the Sky of the Mind, mentre Scrapegrace è il pezzo più vicino al post-rock, con una circolarità chitarristica che richiama i Gastr Del Sol.

Si svolge tra una chitarra ripetitiva e il violoncello il dialogo di Poem Arrives Distorted che nella seconda parte si trasforma in un pezzo arty molto atmosferico che lascia il passo a Later in the Tapestry Room, una composizione tra il concreto e l’elettronico che nonostante il suo effetto aliene si inserisce perfettamente nel flusso del disco. Chiudono una più canonica Queen’s Side Eye impreziosita dalla tromba di Wooley e una Synchro Fade Pluck Stutter Slip che sembra l’idea di musica industriale di Grubbs e lascia il finale sospeso di una sensazione di straniamento che è il marchio di fabbrica di Grubbs e che si prolunga per un lungo tempo dopo che la musica è terminata, sintomo di un disco e di un musicista che mettono in moto strati profondi dell’animo di chi ascolta.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette