Recensioni

Una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la mente. Nessuno di noi, tranne Celldöd (in italiano “morte cellulare”), pseudonimo di Anders Karlsson, è in grado di descrivere appieno agli altri cosa sia Mekaniskt Gransland (traducibile in italiano come “terra di confine meccanica”), ma tanto ci basta per entrare nel suo mondo musicale, fatto di sintetizzatori e drum machines d’antan, un tratto distintivo importante del progetto e dell’album in questione. Il disco è uscito il 13 novembre per la label canadese Suction Records. Karlsson è noto soprattutto per la sua attività come metà del duo EBM old school The Pain Machinery e per aver collaborato con i Severe Illusion, gruppo dedito ad una distorta EBM post-industriale dalle tinte fosche, oltre che per il suo progetto cabaret-industrial Bunkersex (assieme a Friedrich Wilhelm) e per la sua esperienza di dj techno-funk-EBM e new beat. In questo suo primo full length, l’artista di Stoccolma ci racconta l’ansia suburbana, in svedese la förortsångest, che è un po’ il leitmotiv del lavoro.
Claustrofobica ed ansiogena è la formula di un album che, per certi versi, si distacca dal lavoro svolto sul seppur ottimo EP Pulsdisco, uscito a febbraio per la medesima label. Da un lato, Karlsson, pur mantenendo intatta la sua formula basata sull’incrocio tra techno e post-industrial già manifestata nel suo primo EP, mette in disparte i passaggi sintetici più chiaramente influenzati dai maestri D.A.F, ma anche da Terence Fixmer, Adam X e Silent Servant, per focalizzarsi invece su suoni più vicini alla techno di Ancient Methods e Perc. L’LP propone suoni più cupi, su ritmiche stranianti e su grezze linee sintetiche che, a più riprese, rievocano anche la lezione dei connazionali Angst, creatura EBM di Henrik Nordvargr Björkk, mastermind dei Pouppée Fabrikk: si pensi, ad esempio, a brani come Svart Magi e Under Press.
Techno ed EBM si fondono perfettamente in brani dalle connotazioni ibride come Impulskontroll (qui trovate il video), un brano adatto sia al club underground che al dancefloor, caratterizzato da un andamento techno ma anche, allo stesso tempo, da una potenza e da un’urgenza EBM arricchita da vocals sintetizzati e distorti. Anche Allting Faller fa parte di questa categoria, sempre in bilico tra i due generi. In sede live la sua dimensione più puramente ballabile è sempre ben riconoscibile e la sua intuibile carica esplosiva, enfatizzata dall’utilizzo della batteria, esprime un’energia non indifferente. Intermezzi a parte, per quanto evocativi, uno dei brani più interessanti è Antimateria, una traccia che, più degli altri, cerca di uscire dalla prigione, dal Mekaniskt Gransland, giocando con ritmi insoliti e apparentemente più fuori dagli schemi e con percussioni proto-industriali che allargano il bacino di influenze dal quale Karlsson, per quanto ormai orientato verso una strada personale, va ad attingere. Fräter ci mostra invece una certa attitudine ed urgenza punk, sempre riletta in chiave elettronica, ed è l’unico brano che fa parzialmente respirare l’ascoltatore.
Al di là della musica in sé e del palpabile senso di claustrofobia che questa esprime, quello che realmente eleva quest’album rispetto alla media è da un lato una produzione essenziale, pulita e decisa, laddove invece Pulsdisco faceva uso di una produzione decisamente più di matrice electro-techno; dall’altro quei dettagli, forse ignorati durante i primi ascolti ma essenziali, capaci di dare un taglio nettamente diverso alle composizioni, di demarcare pesantemente una linea di confine tra quella che è una semplice bassline EBM, per quanto buona possa essere, e un complesso reticolo di variazioni sintetiche, di input ed output che mostrano la loro fortissima spinta espressiva, che, nel già citato ricorso a strumentazioni analogiche, farà felice più di qualche purista. Quei cambi di tonalità sono pulci nelle orecchie, piccoli frammenti che si conficcano nei burroughsiani “sistemi di controllo” per scardinare il Mekaniskt Gransland, silenziosamente ed efficacemente. Celldöd si pone, con questo album, come il perfetto anello di congiunzione tra nuove ritmiche techno industrial, attitudine EBM ed urgenza punk, con un approccio originale alla materia ma da vero purista old school.
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