10 anni di Perc Trax: intervista a Perc
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Alessandro Pogliani
- 13 Novembre 2014
2004: forte anche dell’esperienza come label manager presso Prime Distribution, Alistair (Ali) Wells aka Perc fonda la sua label, Perc Trax. 2014: dopo oltre settanta singoli e sei album, è il momento di festeggiare il decennale della label, ormai punto di riferimento nell’ambito hard techno UK. Il programma delle celebrazioni prevede una doppia compilation e un tour internazionale. Per l’occasione abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere via e-mail con Perc.
Dieci anni di Perc Trax: felice? Orgoglioso?
Certamente! Non ho mai avuto grandi sogni o obiettivi per la label, di conseguenza non sento di aver raggiunto alcun traguardo. Perc Trax continua a spingere in avanti, per quanto riguarda la musica che pubblica, la grafica, il packaging e gli eventi. Se guardo ai 10 anni passati vedo qualche errore, ma ho imparato da questi e non mi vergogno di nulla di ciò che la label ha fatto. Ovviamente ne sono anche orgoglioso, ma non ci rimugino troppo, preferisco guardare avanti, ai festeggiamenti per i dieci anni e ai miei progetti per il 2015.
Quali erano gli obiettivi artistici che avevi in mente quando hai creato l’etichetta? Credi di averli conseguiti?
All’inizio lo scopo era semplicemente quello di pubblicare la mia musica senza interferenze da parte dei dipartimenti A&R e fuori dagli schemi di uscite programmate a ritmi da lumaca. Tutto ciò che volevo era guadagnare abbastanza soldi con un disco da poterne pubblicare un altro, e credo di esserci riuscito. Ora le cose sono cambiate così tanto che gli obiettivi per la label sono completamente diversi da quelli di 10 anni fa. Così come per la mia musica, voglio che Perc Trax cresca e raggiunga il maggior numero di persone senza alcun compromesso musicale, che di solito è il prezzo che un artista o una label deve pagare quando vuole conquistare un’audience più allargata.
Quali sono i maggiori cambiamenti che noti tra il 2004 e oggi?
I valori di base delle persone che ascoltano questa musica e frequentano i club sono gli stessi: vogliono musica che suoni sincera e che li smuova a livello sia fisico che emozionale. A parte questo, è invece cambiato tutto: il mercato del vinile in continua mutazione, l’emergere dei download store e dei servizi di streaming, i social media, la possibilità di vendere direttamente dal tuo sito web, Bandcamp, Boiler Room, gli streaming live… E’ un mondo diverso, là fuori. Una label deve essere saggia: da un lato trovo ottuso evitare tutti questi nuovi sviluppi e dirigere una pseudo-misteriosa etichetta che pubblica solo vinili, dall’altro seguire troppi di questi cambiamenti tecnologici e inondare di spam ogni social network ad ogni ora mi sembra orribile.
La selezione che hai utilizzato per il tuo mix nel secondo CD di Slowly Exploding si concentra sulla seconda metà della vita della label, con 21 tracce su 23 dal 2011 ad oggi: è stata una scelta deliberata?
Ho voluto fare un mix che andasse bene nel suono attuale Perc Trax, piuttosto che fare qualcosa di frammentato, cercando di infilare un po’ di tracce per ogni anno di esistenza della label.
C’è qualche pietra miliare nella storia di Perc Trax che vuoi menzionare?
Ci sono stati tanti momenti chiave: la prima release che ha fatto partire il tutto; la seconda release, che conteneva un remix di James Holden che ha portato alla label tanta attenzione; il 12” di Go Hiyama (Mathematical Accuracy del 2008, ndSA), con il remix di Norman Nodge, che ha avvicinato tanta gente che prima non conosceva l’etichetta. Tutti gli album sono stati pietre miliari, in termini di musica e di packaging. Ogni album è stato il campo di prova per qualcosa di nuovo che poi si è riversato sugli EP successivi.
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Dicci qualcosa di più sulle scelte dei nuovi artisti coinvolti nel progetto Slowly Exploding (Drvg Cvltvre, Happa, Martyn Hare, Clouds, Kareem): sono state semplici chiamate singole per la festa o c’è qualcosa già programmato per il futuro?
Molti di questi artisti sono stati approcciati solo per fare una traccia per la compilation, ma ovviamente sono disponibile a sentire altra musica da loro. Al momento, molto poco è stato programmato per il 2015: questi artisti quindi potranno ritornare nella label il prossimo anno, ma ancora non c’è niente di definito.
Cosa ti aspetti dai prossimi 10 anni di Perc Trax?
Wow, non so ancora cosa avrò per pranzo oggi, non riesco a pensare così avanti nel futuro! Nel breve periodo mi piacerebbe far uscire una bella serie di EP di artisti forti. Nessun remix, solo grandi affermazioni individuali da pochi artisti chiave della label. Vorrei inoltre che il merchandising si sviluppasse in maniera più efficace: non per fare soldi, ma perché ricevo un sacco di richieste per le t-shirt Perc Trax e queste sono raramente in stock.
Il progetto AX&P è ancora attivo? Tu e Adam X avete previsto nuove release dopo Ampere & Ohm?
Abbiamo cominciato a lavorare su nuove tracce, ma è un processo lento. In questo momento, con le uscite e il tour per i 10 anni, i miei nuovi radio show per NTS e la session della Boiler Room dell’11 novembre sono super impegnato. Credo che uscirà un nuovo EP, ma non so quando.
C’è un motivo particolare per cui hai scelto di investire maggiormente nel moniker Perc rispetto a Votion o Spartak?
Ho sempre voluto essere solo “Perc”. Tutta la mia musica dovrebbe uscire sotto questo nome, perché è ciò che sono: anche la house e il drum & bass degli inizi saranno sempre Perc. Gli altri moniker erano venuti fuori perché nei primi anni del Duemila tante label volevano avere l’esclusiva sul nome degli artisti che pubblicavano, e quindi per poter uscire per label multiple mi occorrevano nomi multipli. Era proprio un periodo stupido per il business.
La solita, banale (ma sempre illuminante) domanda: nomina almeno tre album/artisti/gruppi che saresti fiero di citare come principali ispirazioni per la tua musica…
Aphex Twin – Specialmente SAW1, Surfing on Sine Waves e il periodo raccolto nella compilation R&S Classics.
Surgeon – Tutto, a dire il vero, specialmente Force + Form, gli altri album Tresor e le serie Midnight Club Tracks.
Cabaret Voltaire – I primi dischi sperimentali, The Crackdown, Micro-phonies, Plasticity… Praticamente tutto, anche se la loro fase Chicago house prodotta da Marshall Jefferson non è tra le mie favorite.
Mark Gage, ovvero Vapourspace e Cusp – Molto avanti rispetto al suo tempo, ha prodotto musica incredibile e focalizzato nell’andare sempre oltre. Ha inoltre abbracciato il formato album, formato in cui anch’io credo molto.
Fuori dalla scena techno, quali sono i tuoi album preferiti di adesso?
Grouper – Ruins
Pharmakon – Bestial Burden
Youth Code – A Place To Stand
Dutch E. Germ – IN.RAK.DUST
Guns & Roses – Live Era ’87 – ‘93
